martedì 11 gennaio 2022

Il mio 2021 in libri

 


Di solito, arrivata a metà dicembre, inizio a spulciare tra i libri letti nel corso dell’anno; seleziono le mie letture migliori, cerco di capire se, alla fine, i libri letti sono stati scelti a sentimento, rispondendo all’impulso del momento, o se, una volta tanto, ho seguito un preciso filo conduttore (spoiler: mai. Se succede è per puro caso). Raramente riesco a leggere almeno 1 terzo dei libri che avrei voluto leggere; in genere snobbo i libri acquistati un’era fa e mi tuffo nell’amore del momento. Ogni anno ripeto che non acquisterò più un libro finché non avrò letto l’ultimo delle decine in attesa d’esser letti, ma poi me ne dimentico dopo 3 giorni.

La novità di quest’anno è che non scriverò vaghi quanto inutili propositi sull’acquistar meno: continuerò a finanziare costantemente librerie e case editrici.

Al contrario di altri anni, il post riepilogativo del mio anno in libri arriva in leggero ritardo, ma pazienza. Nel 2021 ho letto una quarantina di libri, per la maggior parte romanzi, tutti in italiano, qualche audiolibro, qualche rilettura. Non ho usufruito del prestito bibliotecario, ad eccezione di un prestito in digitale attraverso la piattaforma Mlol. Sebbene l’ebookreader alleggerisca la vita del pendolare, il mio supporto preferito resta il libro cartaceo. Tante letture diverse, ma anche quest’anno sono rimasta soprattutto in Occidente. Molta Europa occidentale, un po’ di USA, un po’ di Medioriente. Con stupore, ho realizzato di non aver letto neanche un autore africano; nessun dubbio, invece, sul fatto che non ci fossero autori dell’Estremo Oriente.

Se dal punto di vista quantitativo non è stata un’annata eccezionale, dal punto di vista qualitativo è andata benissimo. Tra le letture peggiori, solo un paio di titoli letti a causa del torneo Robinson (sì, proprio quello dell’inserto culturale di Repubblica). Ho partecipato due mesi e poi ho mollato. La vita è troppo breve per perder tempo con testi che, per oscure ragioni, sono arrivati alla pubblicazione e, per ragioni ancora più oscure, a un torneo letterario.

Ma per tornare al mio anno in libri, per dirla in stile librinvaligia,


ho iniziato il 2021 con un viaggio in Siria. Ho ripercorso la complessa storia siriana dall’inizio del XX secolo fino al 2014, attraverso le parole di due giornaliste: Hala Kodmani, autrice di La Siria Promessa, e Samar Yazbeck, autrice del reportage di grande impatto emotivo Passaggi in Siria.



A marzo avevo nostalgia della luce e degli spazi scandinavi (che peraltro conosco pochissimo, sicché non si spiega tanto attaccamento), così sono partita con Dag Solstad e con le paturnie di T.Singer (tradotto dal norvegese da Maria Valeria D’Avino, edito da Iperborea), un uomo che ha costruito la sua esistenza intorno all’idea di restare in incognito, mimetizzandosi tra la folla fino a diventare un enigma per tutti.

“Se guarda al suo passato, lo trova contraddistinto soprattutto da inquietudine, tendenza a fantasticare, debolezza di carattere e progetti bruscamente interrotti. È possibile che agli occhi degli altri il suo carattere appaia risolto e definito, ma lui si considera indefinito, se non anonimo, e si preferisce così. Dovrebbe vergognarsi per questo?”

Un romanzo amaro, rimuginatorio, ma a tratti (pochi) divertente. Di quelli che ti fanno interrompere la lettura per riflettere sul senso dei nostri gesti quotidiani.

Per tornare alla concretezza, chiusa la parentesi norvegese, mi sono persa tra patogeni, ospite serbatoio, virus a RNA, Ebola, Hendra, Nipah… Spillover di David Quammen (tradotto da Luigi Civalleri, edito da Adelphi) è stato tra i testi di non fiction più letti nel 2020; io ci sono arrivata l’anno scorso. Eccellente divulgatore scientifico. E lo dice una che è sempre restia nell’approcciare materie di cui ha scarsa, scarsissima conoscenza.


A primavera inoltrata sono rimasta in Italia, dedicandomi alla narrativa contemporanea nostrana che snobbo sempre. Brevi spostamenti del week-end tra il lago di Bracciano della Caminito, la Venezia di Giovanni Montanaro, la Roma delle famiglie bene degli anni Ottanta di Teresa Ciabatti… Piacevole intrattenimento che tra qualche mese avrò già dimenticato.



In estate, ho scelto mete più impegnative tra Libano, Palestina e Israele. Sono partita con La quarta parete di Sorj Chalandon (tradotto dal francese da Silvia Turato, Keller editore), un romanzo pazzesco che inizia sull’onda del Maggio francese e ha come protagonisti il rivoluzionario Georges e il regista teatrale Sam, ebreo di Salonicco che ha perso i genitori ad Auschwitz ed è sopravvissuto alle torture dei colonnelli. Georges e Sam sono accomunati dall’amore per il teatro, e quando Sam non ne avrà più le energie sarà Georges che si impegnerà a mettere in scena l’Antigone di Anouilh nella Beirut devastata dai bombardamenti. La quarta parete è un romanzo complesso che mescola il teatro alle vicende della guerra israelo-palestinese e alla cosiddetta prima guerra del Libano. Un romanzo di cui non ho compreso tutto (sul teatro non sono molto preparata), impossibile da raccontare ma molto coinvolgente.


Non avendo voglia di andare via da Beirut, mi sono lasciata ammaliare da La traduttrice di Rabih Alameddine (tradotto dall’inglese da Licia Vighi, Bompiani).

Molto tempo fa cedetti all’irrefrenabile passione per la parola scritta. La letteratura è la mia buca nella sabbia. Lì dentro gioco, costruisco i miei fortini e i miei castelli, mi diverto da matti. È il mondo al di fuori di quel box a crearmi qualche problema. Mi sono adattata umilmente, sia pure in modo non convenzionale, a questo mondo visibile per riuscire a ritirarmi senza troppo disturbo nel mio mondo interiore di libri. Trasformando questa metafora arenosa, se la letteratura è la mia buca nella sabbia, allora il mio mondo reale è la mia clessidra – una clessidra che fa scorrere un granello alla volta. La letteratura mi dà vita, e la vita mi uccide. Be’, la vita uccide tutti.

Aaliya, l’io narrante di questo romanzo metaletterario, settantadue anni, capelli tinti di blu e un bicchiere di vino rosso, ha incrementato a dismisura la wish list delle mie letture future.


A novembre ho infilato qualche classico in valigia e sono partita con Azar Nafisi per l’Iran.
Leggere Lolita a Teheran (tradotto da Roberto Serrai, Adelphi editore) era uno dei tanti libri che giaceva tra i miei scaffali da anni; ovviamente sapevo di trovarci l’Iran, la rivoluzione islamica, il potere della letteratura… ma non immaginavo potesse essere così coinvolgente. Al punto da immergermi da lì a qualche giorno anche nell’autobiografia della Nafisi, Le cose che non ho detto (tradotto da Ombretta Giumelli, Adelphi).

Durante la rivoluzione avevo capito quanto fosse fragile la nostra esistenza e con quanta facilità tutto ciò che chiamiamo casa, che ci dà un senso di identità e appartenenza può esserci portato via. E ho capito che quello che mio padre mi aveva insegnato con l’immaginazione era un modo per costruirmi una casa oltre i confini geografici e la nazionalità, che nessuno potrà portarmi via.



A dicembre, c’è stato uno straordinario viaggio nella biblioteca di J.P.Morgan attraverso la vita romanzata di Belle da Costa Greene, direttrice della Morgan Library di NewYork, raccontata dalla scrittrice francese Alexandra Lapierre.

Belle, nata negli Stati Uniti nel 1879 da genitori afroamericani ma bianca di carnagione, decise di attraversare la linea del colore nell’epoca in cui le persone di sangue miste erano obbligate a dichiararsi nere in base alla regola dell’unica goccia di sangue (di conseguenza, un solo antenato africano era sufficiente a far sì che tutta la discendenza fosse di colore).

Farsi passare per bianco, pur essendo ritenuto dalla legge vigente nero, era un reato gravissimo che poteva portare alla forca. Ma Belle, alla nascita Belle Marion Greener, spinse parte della sua famiglia a oltrepassare quel limite e a intraprendere la via del passing.

Non doveva mai più pensare sé stessa come una donna nera. Mai più.

Sapeva esattamente cosa voleva fare: lavorare tra i libri. A lei non serviva seguire corsi di cucito o segretariato come le altre ragazze in attesa di diventare mogli. Diversamente dalle sue coetanee non aveva nessuna intenzione di sposarsi.

Belle è una donna indipendente, fuma, balla, adora la velocità, ha numerosi amanti, viaggia, è audace, alla moda, indossa pantaloni e cappelli stravaganti ("Non è solo perché sono una bibliotecaria che devo vestirmi da bibliotecaria!"). E lavora tantissimo. Belle Greene non ha costruito solo una delle più importanti collezioni di manoscritti e libri rari degli Stati Uniti, ma ha anche trasformato un’esclusiva collezione privata in un’importante risorsa pubblica, dando vita a un ricco programma di mostre, conferenze, pubblicazioni e servizi di ricerca che continua tutt’oggi.

Una donna stupefacente di cui ignoravo l’esistenza. Per questa ragione, sebbene eccessivo nei toni e un po’ troppo melenso, ho apprezzato il romanzo di Alexandra Lapierre, Belle Greene (tradotto dal francese da Alberto Bracci Testasecca, edito da e/o). Una lettura godibile che s’inserisce nel filone del white passing, raccontato dal cinema e dai romanzi anche nel corso degli ultimi anni (basti pensare alla trasposizione cinematografica del romanzo di Nella Larsen e al romanzo La metà scomparsa di Brit Bennett, molto chiacchierato durante il 2021).  

Per il 2022 non ha fatto particolari progetti di lettura. Vorrei continuare ad esplorare terre lontane, dedicare più tempo ai tanti, bellissimi (spero) libri accumulati nel corso degli anni, senza mai dimenticare i classici.

E voi? Quali letture vi hanno folgorato nel 2021?


4 commenti:

  1. Con La quarta parete mi hai affascinata. Io ho in casa un altro libro di Chalandon da leggere, che mi verrebbe voglia di prenderlo su ora (ma sto leggendo altro, come sempre...). Ci accomuna l'attrazione per il Medio Oriente, come saprai già, il mio libro più bello del 2021 è stato Bussola, che è un viaggio magnifico. Un abbraccio

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    1. Cara Claudia,
      anche La quarta parete giaceva a casa da diverso tempo, poi è arrivato il momento giusto. È il primo libro di Chalandon che leggo; molto colto, molto raffinato ma chiede il suo tempo. Per intenderci, non è un libro che si legge bene sui mezzi pubblici: ha bisogno di attenzione. E credo che lo stesso discorso sia valido per Bussola. Che prima o poi dovrò leggere anch’io!
      Un caro abbraccio a te.

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  2. Io mi sono segnata la Caminito per il 2022

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  3. Vediamo se questa volta il commento arriva a destinazione. Quello sul tuo viaggetto a Bologna si è perso, immagino di aver fatto qualche pasticcio. Dunque, cara Baba, abbiamo condiviso la lettura di Spillover, un testo la cui lettura imporrei a tutti🙂. Non solo per la sua chiarezza divulgativa, anche se molti punti restano a chi non sia della materia un po' oscuri, ma soprattutto perchè riesca a descrivere cosa sia la ricerca, come si faccia e quali disagi comporti per chi vi si è dedicato. Come sia il tutto molto complesso, alla faccia dei leoni da tastiera ... e qui mi fermo per non trascendere.
    In ogni caso, per i libri del 2021, dovendo scegliere, opterei per " Il suddito" di Heinrich Mann, romanzo potentissimo, tragico e grottesco; Due di Emanuele Tevi e la rilettura dell' Agnese va a morire di Renata Viganò. Ma quest' ultimo è tra i tuoi progetti di lettura, quindi aspetto il tuo post😉. Buona anno, Baba e buone cose.

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