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domenica 14 maggio 2017

Il buonumore in una cassetta di libri

Io che pensavo d’esser una veterana del trasloco, sono stata stroncata dall’ultima fatica. Mi è sembrato girasse tutto storto a partire dal periodo scelto (scelta obbligata, di volontario c’era poco), dal numero di scatoloni accantonati, dalle nottate in bianco e gli imprevisti che sembravano non aver fine. 
Poi siamo approdati a casa nuova, scatoloni ancora da spacchettare, neanche il tempo di trovare la strada più veloce per arrivare in ufficio e ho un incidente a pochi metri dalla nuova dimora. Succede. Non è un cattivo presagio, solo un errore umano. 
Poi sono iniziate le liti furibonde tra i miei nuovi condomini. Bisogna aggiungerti al gruppo whatsapp, è fondamentale per le comunicazioni di servizio. Abituata ai precedenti condomini, età media 82 anni, mi son detta ‘an vedi che forti! Niente perdite di tempo per le questioni condominiali. Due messaggini e via. Salvo scoprire il giorno successivo d’esser finita in un covo di maniaci di whatsapp. 80 messaggi inutili a volta; obiettivo principale seminare zizzania e aizzare una vicina contro l’altra. Obiettivo centrato tre volte su tre. 
Logisticamente casa nuova si è rivelata la scelta perfetta; piccina e silenziosa (tutti troppo impegnati sui social per far baccano nella vita reale). Il contesto, però, mi ha destabilizzato. Nessun runner che mi saluti quando vado a correre, ciclisti imbronciati, nessuno sguardo amico, negozianti gelidi; una costante sensazione di disagio. 
Finalmente la svolta. L’altra sera ci fermiamo in una sorta di paninoteca e qualcuno ci sorride. Ambiente piccolo e accogliente, persone simpatiche e una bella cassetta di libri con una locandina che pubblicizza il giralibro
Il classico bookcrossing, organizzato all’interno del territorio comunale da un’associazione culturale che ha sparso cassette di libri tra diverse attività commerciali, dal macellaio al negozio di scarpe, con lo scopo di avvicinare le persone alla lettura, in modo semplice ed efficace. Il caso ha voluto che gli ideatori del progetto fossero seduti al tavolo accanto al nostro e, dopo tre mesi dal cambio di residenza, per la prima volta abbiamo iniziato a chiacchierare allegramente con qualcuno dei nostri nuovi concittadini.

Dal sito illibraio.it 

Sono andata via con un Imre Kertész e il ritrovato buonumore. Qualcosa inizia a girare per il verso giusto. Vorresti dire che è bastata una cassetta di libri e altri due matti come te per farti sentire improvvisamente a casa? 
Il coniuge mi guarda perplesso, ma io sono di nuova fiduciosa verso il genere umano. Mi sento bene.
Il benessere può nascondersi anche in una cassetta di libri in un luogo che non ti aspetti; può nascondersi nell’idea di prendere un libro in una paninoteca e depositarne due in un bar fino a ieri sconosciuto; raccogliere un sorriso, fare quattro chiacchiere e andare a lavoro senza sbuffare.

  

mercoledì 17 luglio 2013

La cultura si mangia! Un’idea di bookcrossing…

Iniziò tutto da qui: Stefy, libraia e blogger di Odore intenso di carta ci chiedeva cosa dovrebbe avere una libreria per farcela prediligere alle tante (sempre meno, in verità) presenti sul territorio. E in parecchi risposero.  
Il post era solo un pretesto per avviare, per dirla con le sue parole, un’idea da tempo in cantiere: un bookwebcrossing, un bookcrossing tra blogger lettori.
Così, dopo poco tempo, mi son vista recapitare un pacchetto profumoso contenente il libro scritto da Pietro Greco e Bruno Arpaia “La cultura si mangia!”, editore Guanda.
Il profumo non proveniva ovviamente dall'omino delle Poste ma dalla finezza dell’amica blogger che aveva inserito all'interno del libro una letterina scritta a mano, avente un buon profumo. Una di quelle d’altri tempi che credevi scomparsa. Bello, no?

Un’idea generosa quella di Stefy, capace di coniugare lo strumento virtuale (il suo blog) con la condivisione materiale dell’oggetto libro. Ed arrivano con impeto l’odore intenso di carta, le sottolineature, i commenti a margine… Così, sembra quasi di esserci uscita insieme con questa lettrice che non hai mai incontrato di persona. 
Per quanto mi riguarda, ho un rapporto conflittuale con il bookcrossing: non sempre (anzi, quasi mai) riesco a liberarmi dei libri che mi son piaciuti. È più probabile che ne compri una copia nuova e che la regali prima di lasciar andare la copia vergata, che sa di treno, avente i segnalibri più disparati (dalla cartolina appena ricevuta allo scontrino del bar).    

La cultura si mangia!” è giunto in un periodo particolare, uno di quelli in cui vorresti poterti ritirare a vita privata in una caverna per un annetto; vabbè la caverna no; però prenderti un anno sabbatico da tutto e tutti magari sì. Piena di dubbi sull'utilità di ciò che svolgi e divisa tra ciò che predichi e la tua sottomissione al sistema, ti trovi a leggere che:
[…] l’ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha sostenuto che per i laureati non c’è mercato e che la colpa della disoccupazione giovanile è dei genitori che vogliono i figli dottori invece che artigiani. Sapesse, contessa... E il filosofo estetico Stefano Zecchi, in servizio permanente effettivo nel centrodestra, ha chiuso in bellezza, come del resto gli compete per questioni professionali: ha detto che in Italia i laureati sono troppi. Insomma, non c’è dubbio che la destra italiana abbia sposato la cultura della non cultura e (chissà?) magari già immagina un ritorno al tempo dell’imperatore Costantino, quando la mobilità sociale fu bloccata per legge e ai figli era concesso fare solo il lavoro dei padri. (Non lo sapeva, professor Sacconi? Potrebbe essere un’idea...)
E la sinistra o come diavolo si chiama adesso? Parole, parole, parole. Non c’è uno dei suoi esponenti che, dal governo o dall'opposizione, non abbia fatto intensi e pomposi proclami sull'importanza della cultura, dell’innovazione, dell’istruzione, della formazione, della ricerca e via di questo passo, ma poi, stringi stringi, non ce n’è stato uno (be’, non esageriamo: magari qualcuno c’è stato...) che non abbia tagliato i fondi alla cultura, all'innovazione, all'istruzione, alla formazione, alla ricerca e via di questo passo. Per esempio, nel programma di governo dell’Unione per il 2006 si diceva: «Il nostro Paese possiede un’inestimabile ricchezza culturale che in una società postindustriale può diventare la fonte primaria di una crescita sociale ed economica diffusa. La cultura è un fattore fondamentale di coesione e di integrazione sociale. Le attività culturali stimolano l’economia e le attività produttive: il loro indotto aumenta gli scambi, il reddito, l’occupazione. Un indotto che, per qualità e dimensioni, non è conseguibile con altre attività: la cultura è una fonte unica e irripetibile di sviluppo economico».
Magnifico, no? Poi l’Unione (o come diavolo si chiamava allora) vinse le elezioni e andò al governo. La prima legge finanziaria, quella per il 2007, tagliò di trecento milioni i fondi per le università. Bel colpo. Ci furono minacce di dimissioni del ministro per l’Università e la Ricerca, Fabio Mussi. Ma le minacce non servirono. Tant’è che, nella successiva legge di bilancio, furono sottratti altri trenta milioni dal capitolo università a favore... degli autotrasportatori. […]

E si va avanti di questo passo.
Si dà il caso che io lavori in un’associazione di categoria datoriale proprio di quel settore lì, e non passa giorno in cui non ci si vanti del fatto che i benefici fiscali per gli autotrasportatori vengono riconfermati dal Governo di anno in anno. Già, e chi ne fa le spese? Tanto, come fa notare il signor valigiesogni, i figli dei miei responsabili frequentano scuole private e, presumibilmente, domani frequenteranno college prestigiosi, mica la scalcagnata università di Borghettodietrol’angolo??
Poi, per carità, molti dei discorsi fatti nel libro sono troppo aleatori e forse non tutto è di così facile applicazione come potrebbe sembrare. Certo è che la classe politica, nello stanziare risorse e decidere tagli, compie scelte precise e così, ad occhio, non mi sembra che lo Stato negli ultimi venti anni abbia promosso il cambiamento della specializzazione produttiva del nostro paese. Sarò stata distratta io, ma non ho visto scelte che abbiano favorito gli investimenti privati in ricerca e sviluppo. Nelle varie Agende, tanto di moda, non ricordo di aver sentito parlare di riqualificazione dell’ambiente fisico, di estensione di zone alberate e bonifiche di aree inquinate; di miglioramento del clima sociale e culturale, della necessità di puntare su nascenti imprese, piccole e medie, ma altamente qualificate e specializzate nelle nuove tecnologie e nell'industria creativa. Pare abbiano fatto questo nella Ruhr, Germania, anni Novanta, per riqualificare una regione industriale fallita dopo la chiusura di acciaierie e miniere.
Da noi, invece, il massimo della creatività sta nel finanziare la sagra della porchetta che, con tutto il rispetto per la porchetta, non è l’attività principale verso cui andrebbero dirottati i fondi degli enti locali.
Investire  in cultura, innovazione, creatività, dà certezze di miglioramento per un Paese? Certo che no, è un rischio. In questi ultimi anni, neppure investire nella Fiat o in Alitalia dava certezze; eppure è stato fatto. Ed evito di soffermarmi sul come, il perché e i risultati raggiunti…
Fine dei dieci minuti di sangue amaro.
Per saperne di più sul libro


Per tornare all'ottima idea del bookwebcrossing, amici blogger, questo libro ha da girare! Accorrete numerosi!