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giovedì 15 ottobre 2020

Di pregiudizi e nuove scoperte. Il giorno in cui incontrai il graphic novel

 

Ho scoperto di avere una serie di preconcetti difficili da accantonare. Dico davvero. Non posso leggere più libri contemporaneamente, i libri per ragazzi non fanno per me, graphic novel giammai, booktuber vade retro…

Non che avessi letto chissà quanta narrativa per ragazzi e graphic novel prima di decidere di starne alla larga. Né avevo esplorato i numerosi canali YouTube in cui si parla di libri, prima di decidere di snobbarli. Li snobbavo e basta.

Nel famigerato periodo del lockdown, cercando idee in rete, ho iniziato a guardare qualche video dei bookinfluencer più seguiti in Italia (tema su cui, a periodi alterni, si torna a fare sterile polemica). Snervanti. Mi sono anche chiesta come riuscissero a pagare l’affitto con quel lavoro lì.

Poi, però, ho scoperto i canali di persone più normali. Gente che nella vita fa altro, ma che ha una gran passione per la lettura e ne parla su YouTube con spontaneità, senza troppi fronzoli, affiliazioni, marketing spinto. Quello che in fondo faccio io su questo blog. Ma loro ci mettono anche la faccia. 

Da mesi, seguo con piacere i canali di quattro ragazze molto diverse l’una dall’altra, dai gusti eterogenei e spesso diversi dai miei. Eppure, riescono sempre ad incuriosirmi. È stato l’entusiasmo di Laura - La libreria dietro l’angolo - a farmi acquistare d’impulso Là dove finisce la terra. Io che fino a dieci giorni fa possedevo solo uno straordinario graphic novel (dalle illustrazioni magnifiche), regalatomi da un caro amico, e nient’altro, ho scoperto improvvisamente un nuovo mondo meraviglioso.

Per la neofita, il primo problema è stato: ma graphic novel è maschile o femminile?

Vi lascio all’articolata riflessione dell’Accademia della Crusca. Dal punto di vista linguistico, sarebbe preferibile l’opzione maschile (perché novel significa romanzo), però l’espressione è largamente utilizzata al femminile. Insomma, fate voi. Io opto per il maschile.

I miei sciocchi pregiudizi avevano offuscato le potenzialità e la versatilità della forma graphic novel: le illustrazioni possono raccontare un periodo storico, un contesto politico, uno scenario di guerra, episodi di stretta attualità. Possono anche trattare temi divertenti e d’intrattenimento. Ma non esclusivamente quelli. Grande scoperta, direte voi, che vi siete innamorati del graphic novel sin dai tempi di Persepolis. Ma io vivevo nell’ignoranza e, da un rapido sondaggio, ho capito di non esser la sola.

Fine della premessa.


Ascolto Laura. Si spertica in lodi per questo gioiellino che è Là dove finisce la terra. “Se non conoscete la storia del Cile, dal dopoguerra all’elezione di Salvador Allende, non potete lasciarvelo sfuggire”.

Mumble mumble.

Il libro è pubblicato in Italia da add editore, casa editrice torinese dal catalogo interessante per l’attenzione ai temi di attualità, all’Asia, alle biografie. Ho già acquistato e letto altro pubblicato da loro. C’è da fidarsi.

Ordino direttamente sul sito della casa editrice (5% di sconto e spedizione gratuita con corriere espresso). Leggo il libro in un weekend di pioggia e so di dover ringraziare Laura.


Pedro Atías, figlio dello scrittore socialista Guillermo Atías, nasce in Cile, a Santiago, nel 1948. Suo nonno, Antonio Atías, aveva lasciato il Libano agli inizi del Novecento, alla ricerca di una vita migliore e aveva messo radici Là dove finisce la terra.



Pedro cresce in una famiglia che crede nel cambiamento, negli ideali democratici e nelle idee del partito socialista; una famiglia che non tollera l’egemonia statunitense sui paesi dell’America Latina e che guarda con simpatia alla Cuba di Fidel.

Pedro è un idealista (una bella parola, piena di idee e ideali), ama la letteratura, la musica, il teatro; è tra i fondatori di una compagnia teatrale che mette in scena opere d’avanguardia. Siamo ancora in piena guerra fredda, ma il Cile è stanco dei governi di destra che, quando non governano direttamente, lo fanno attraverso esponenti di una finta Democrazia cristiana. Il Cile è pronto al cambiamento. E, nel settembre del 1970, a vincere le elezioni è il socialista Salvador Allende.


“Una vittoria di mille giorni.

Mille giorni belli come una tempesta in mare”.

Tre anni dopo cambierà tutto. Poi, per Pedro, arriverà l’esilio in Francia. Altri anni dopo ancora, nel 2013, arriverà l’incontro tra Pedro Atías, Désirée Frappier (scrittrice) e Alain Frappier (disegnatore). Da quella serata di Capodanno nascerà un’amicizia e questo graphic novel, a cui farà seguito un secondo volume (Il tempo degli umili, Cile 1970 – 1973, in preparazione).

In Là dove finisce la terra c’è la storia di Pedro e della sua famiglia, c’è un pezzo di storia del Cile, inevitabilmente collegato ad un pezzo di storia contemporanea mondiale. Perché dal 900 in poi è impossibile raccontare la storia di un paese isolandolo dallo scenario internazionale.

Illustrazioni in bianco e nero di grande impatto (il nero delle ultimissime pagine è indelebile). Il libro mi è piaciuto moltissimo. L'avevo già detto?

Qui trovate le impressioni di Federica (non c’eravamo messe d’accordo. Ma Federica ha una naturale inclinazione verso L’America Latina. Non poteva sfuggirle questo titolo!).


martedì 6 dicembre 2016

Space invaders, Nona Fernández

Ogni tanto mi chiedono perché continui ad andare alle fiere dell’editoria. «Proprio tu che detesti la confusione! Ma che ci vai a fare?». Mi piace incontrare chi lavora tra i libri, ascoltare le loro storie, scoprirne di nuove; mi piace osservare gli autori, mi piace sbirciare tra i titoli acquistati dagli altri. Mi fermo agli stand di case editrici in cui non mi sono mai imbattuta in precedenza, mi faccio suggerire un paio di titoli e li porto a casa contenta. Prima o poi li leggerò.
È accaduto così con Space invaderspubblicato da Edicola ediciones, casa editrice garibaldina fondata da Paolo Primavera tra Cile e Abruzzo. Ho conosciuto l’editore per caso all’ultimo salone del libro di Torino; mi ha incuriosito il progetto di una casa editrice nata ad Ortona, all’interno dell’edicola di famiglia, con l’intento di unire l’amore per l’Abruzzo con l’amore per il Cile.
L’editore mi ha consigliato questo librino di Nona Fernández, nata a Santiago del Cile nel 1971, sceneggiatrice e scrittrice. Ho letto la frase di Perec (da La camera oscura) messa in esergo e mi sono fidata.

“Sono sottomesso da questo sogno:
so che non è altro che un sogno,
però non riesco a fuggirgli”.

Perché dovresti spendere 10 euro per un romanzo breve edito da una piccola casa editrice semi sconosciuta?
Banalmente, per la cura editoriale, per l’impaginazione, l’assenza di refusi e il piacere di avere una storia in cui rifugiarti mentre fai la fila all’ufficio postale. Ancora più banalmente, perché la bellezza di un libro non si misura nel numero di pagine né in euro spesi. Ma, soprattutto, potresti comprarlo se non hai mai visto il Cile di Pinochet con gli occhi di un adolescente.
Ho letto le pagine della Fernández in uno stato di torpore: il volto della piccola Estrella Gonzales che mangia una baguette con crudo e formaggio nel cortile della scuola si sovrappone ai ragazzini che corrono; i servizi segreti, intanto, sgozzano il leader sindacale Tucapalo Jimenez. Ho troppo sonno, dovrei spegnere la luce, ma vengo distratta dalle voci di un gruppo di ragazzetti che intonano qualcosa mentre marciano. Marciano e battono le mani ma non capisco cosa dicano. Lanciano volantini rossi, qualcuno urla “marcia della fame”; hanno appena dodici anni, non dovrebbero marciare, vorrebbero solo correre, ridere, abbracciarsi e capire cos’è questa storia che la gente scompare quando si mette in politica.

Non è possibile che si sia messo in politica perché è ancora piccolo, dice Maldonado. […]
Invece no, per alcune cose non siamo così piccoli, risponde Bustamante. Si tratta di politica. Tutto è politica. A che serve. Chi se ne importa. Ma c’è un motivo se non si può essere politici, c’è un motivo se è proibito dal governo. Non è giusto che si proibiscano le cose.
Qualcuno lo sa cosa significa occuparsi di politica?

Basta con queste sciocchezze. Adesso devo dormire. Chiudo gli occhi e vedo corone di fiori, bare, corpi in mille pezzi, un altro funerale. Dove sono finiti i bambini che giocano a Space invaders?
Oggi che non sono più così piccoli hanno capito cosa significhi occuparsi di politica? Chi è sopravvissuto, sogna ancora protesi e mani di ricambio? Ha imparato a distinguere gli incubi dalla storia?  
Mi rassegno ad accendere la luce, scompare Pinochet però resta l’inquietudine per quel gioco della morte in cui non si riesce mai ad attaccare. Ci si può solo difendere.  


Anche Edicola ediciones sarà alla Fiera romana Più libri più liberi (stand H07).
Qui, invece, trovate una bella intervista a Nona Fernández, realizzata dall’ottimo Andrea Pennywise. Della stessa autrice sta per uscire in Italia Mapocho, edito da gran via edizioni (stand E20), altra casa editrice a me poco nota. Mi sa che andrò a curiosare.

Nona FernándezSpace invaders, trad. Rocco D'Alessandro
Edicola ediciones, Ortona, 2015.