«A
che ora ti sei alzata?».
«Alle
4.44, ma ero sveglia da prima».
«Perché?».
«Sarà
per colpa di Maria. Se non arrivo alla sua morte, non mi do pace».
Il
coniuge smette di stropicciarsi gli occhi; fa la faccia a punto interrogativo, si
siede sul divano e guarda la copertina del libro che ho tra le mani.
«Scusa,
ma Maria non era già morta ieri sera?».
Già,
ha ragione lui. Perché María Iribarne muore alla seconda riga della prima
pagina; l’ha uccisa il pittore Juan Pablo Castel, e ce lo dice subito lui
stesso. Qui,
vedete?
Infatti,
Il tunnel, dello scrittore argentino Ernesto Sabato (traduzione di Paolo
Collo e Paola Tomasinelli, Feltrinelli editore), non è un giallo. E non è neppure
la scelta migliore se in questo periodo siete un po’ agitati, faticate a
prender sonno e vi svegliate nel cuore della notte. Leggere due righe, in
questo caso, non vi tranquillizzerà affatto.
Ve
la faccio breve. Il pittore argentino Juan Pablo Castel, durante il Salón de
Primavera del 1946, a Buenos Aires, espone un quadro intitolato Maternità. C’è
una scena particolare, carica di significato per l’artista, ma che tutti
ignorano, concentrando lo sguardo su altri punti dell’opera. Tutti ignorano
quel dettaglio, tranne un’osservatrice, e quell’osservatrice, María per l’appunto,
diventa l’ossessione di Juan Pablo. L’ossessione di un uomo che per anni si è
sentito chiuso in un tunnel, buio, da solo, mentre un mondo là fuori si muoveva,
seguendo regole e principi incomprensibili per quell’uomo. Poi, l’uomo vede in
un tunnel parallelo qualcuno che presta attenzione alla sua solitudine, al non
detto. E allora Juan Pablo vuole quella donna a tutti i costi. Ma niente è ciò
che sembra.
L’angoscia,
l’ossessione, un cervello sempre in funzione, che non si riesce a spegnere; l’incapacità
d’indirizzare i propri pensieri verso un’unica meta predefinita restano anche a
libro terminato.
Il
tunnel è un libretto smilzo, si potrebbe
leggere in poche ore; ma poi si torna indietro, si apre una pagina a caso, si
sottolinea una frase. Si legge con più attenzione un capitoletto e si prova la
stessa indecifrabile ansia della prima lettura.
Potente.

