Non
si prende un treno la sera di uno sciopero generale dei trasporti solo per
andare all’ennesima fiera del libro. I libri si possono acquistare ovunque, le
librerie organizzano incontri e tavole rotonde tutto l’anno, le piccole e medie
case editrici si riuniranno a Roma, a Più libri più liberi, tra pochi giorni. Il
Pisa book festival è il solito pretesto per riempire
lo zaino, tornare in una bella cittadina e incontrare qualche amico. Perché,
vanno bene i social, ma vuoi mettere star seduti intorno a un tavolo a chiacchiera con tre toscanacci e un
ligure? Il vino novello e la pappa al pomodoro si intrecciano con racconti di
viaggio, esperienze di lettura, minuscoli frammenti di vita e uno scambio
schietto di idee che i social non potranno mai garantire.
Poi
c’è anche la fiera, la dimensione ridotta della manifestazione che permette di
sfogliare i libri con calma, leggiucchiare un titolo già adocchiato in
precedenza, scoprire le ultime uscite, fare quattro chiacchiere con un editore
sconosciuto. È quanto accade con Riccardo Greco, traduttore, docente di
letteratura brasiliana e portoghese nonché editore della Vittoria Iguazu Editora, piccola realtà editoriale con sede a Livorno. La cerco tra gli
espositori perché ha pubblicato un testo di Eça de Queirós (autore in cui mi
sono imbattuta leggendo Il venditore di passati di Agualusa), ma senza averne approfondito la storia editoriale. Scopro
che Riccardo Greco, allievo di Tabucchi, ha studiato a Siena nel mio stesso
periodo. Parliamo dei classici fuori catalogo, delle difficoltà dell’editoria,
delle meravigliose stampe che circondano il suo banchetto, e delle stradine di
Siena in cui aleggia lo spirito di una figura che non c’è più. Nostalgia di
giorni sempre più lontani. Impossibile andare via a mani vuote.
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| Le Piagge |
Arriva
la parte più bella della fiera: book in town, il festival fuori dal festival, i libri entrano nei bistrot,
nei pub, nelle tappezzerie o tornano a casa loro (nelle librerie. Indipendenti).
I lettori si mescolano con la città, ne esplorano spazi sconosciuti, vanno alla
ricerca di vie che non avrebbero attraversato, chiacchierano con persone che
avrebbero ignorato tra i banchetti più o meno affollati della fiera.
Forse
è questa la formula da seguire (sempre che ce ne sia una): i libri dovrebbero
uscire da nuvole e palazzi dei
congressi e avventurarsi tra i vicoli di piccoli borghi, nei parchi delle
città, nelle piazze, nei teatri, tra i sentieri dell’Appenino. Bisognerebbe andare
oltre la conta dei biglietti venduti e dei libri imbustati nel corso degli
eventi commerciali e trovare modi alternativi per far conoscere anche le
pubblicazioni dei piccoli editori.
Così,
in serata, si va nello spazio espositivo della storica tappezzeria Martinelli,
tra le più antiche d’Italia. Sprofondati in divani che, ahimè!, difficilmente
potranno entrare a casa nostra (non ora, almeno), ascoltiamo Paolo Ciampi. Paolo è un camminatore, giornalista, scrittore, blogger,
buongustaio, gran lettore… insomma, tante cose, ma questa sera è prima di tutto
un affabulatore. Dovrebbe presentare una delle sue ultime fatiche, L’aria ride (scritto con Elisabetta Mari, edito da Aska), racconto del
viaggio a piedi tra i luoghi di Dino Campana e Sibilla Aleramo, ma è tutta una
digressione. Si va dalla Via degli Dei al sentiero di Matilde di Canossa, dalle
potenziali pedalate lungo il Po ai tortelli emiliani, si attraversano borghi
deserti e frazioni popolate da appena 3 persone, tra pranzi luculliani e storie
di fantasmi.
Ancora una volta, viene voglia di acquistare una mappa, puntare il dito, mettere due libri nello zaino, indossare un paio di scarponi e partire.
Ancora una volta, viene voglia di acquistare una mappa, puntare il dito, mettere due libri nello zaino, indossare un paio di scarponi e partire.
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| Il bottino del Pisa book festival |




