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domenica 8 settembre 2019

A piedi tra i laghi del Salisburghese - Hallstatt la magica



Arriviamo alla stazione di Hallstatt con il diluvio universale e saliamo sul traghetto che dalla stazione conduce alla cittadina, attraversando l’omonimo lago. Sul traghetto siamo gli unici due europei; tutt'intorno è pieno di cinesi, coreani e giapponesi. 
Sono tantissimi. Sarà il solito viaggio organizzato, fa il coniuge con noncuranza. Hallstatt è strepitosa anche sotto la pioggia battente. Scendiamo dal traghetto e continuiamo a vedere cinesi ovunque.
757 abitanti, un costone a ridosso del lago, cittadina nota per le ricche miniere di sale e così suggestiva da essere stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Ma perché tutti ‘sti cinesi?
I cartelli affissi dappertutto evidenziano che mi sta sfuggendo qualcosa.



Il villaggio da cartolina per eccellenza, come viene definito in un articolo del Corriere della sera dello scorso anno, è piaciuto così tanto a qualche cinese da decidere di costruirne una fotocopia nella periferia di Luoyang, sulle rive di un lago artificiale. I cinesi hanno spiato, misurato, fotografato, dalle abitazioni al cimitero di Hallstatt, e poi l’hanno riprodotto a casa propria, inaugurando l’Hallstatt cinese nel 2012. Gli austriaci inizialmente sembrano non aver apprezzato ma, considerando il numero di turisti asiatici, la violazione della privacy è stata ricompensata da un cospicuo vantaggio economico.

Hallstatt è meta di turismo mordi e fuggi. La maggior parte dei visitatori arriva in autobus o in treno in tarda mattinata, invade le vie del centro e sparisce nel pomeriggio. Qualcuno arriva via lago, andata e ritorno in giornata.
La sera, cessata la pioggia, la cittadina è silenziosa e semideserta. Gli alberi rampicanti che decorano le facciate delle case, le luci soffuse che si riflettono sul lago e un cielo dal colore indefinito che ti fa dire forse la felicità è questa.



All’alba, con il dissolversi della foschia, è meglio scappare dalla folla, arrampicandosi tra i sentieri che sovrastano il borgo. Tanto i turisti opteranno per la funicolare e si limiteranno a visitare le miniere con il trenino minerario e a leggiucchiare qualche informazione sulla cosiddetta Civiltà di Hallstatt. Il coniuge, invece, ha adocchiato un paio di percorsi e, camminando camminando, riscendiamo qui



La mattina in cui ripartiamo da Hallstatt, incrociamo due coppie di cinesi in abito nuziale. Luogo ideale per un book fotografico. Forse le spose dovrebbero metter via il broncio e l’espressione malinconica, o forse usa così.



È prevista una lunga camminata tra torrenti e ponti di legno da attraversare. Passiamo dai girasoli ai ciclamini, dalle piante di susine ancora acerbe, che non mi stanco di assaggiare (Se ti vedono, ben che vada ti tagliano una mano! Ma no, coniuge, che vuoi che sia. Non sono neppure mature), ai campi coltivati nel mezzo del nulla. Seguiamo improbabili indicazioni in un inglese ancora più improbabile. Ci perdiamo almeno un paio di volte e torniamo sui nostri passi alla ricerca dell’incrocio non segnalato. E giù a ridere e dire sciocchezze, come non facevamo da tempo. Ah, ma il prossimo anno compro il gps, basta con questa storia che senza connessione e con un pezzo di carta è più divertente!
Ma lo è stato, sono stati i giorni della spensieratezza; abbiamo riso tantissimo, spesso per delle banalità; non eravamo in alta quota, non dovevamo preoccuparci delle previsioni meteo e dei percorsi corretti. Non era fondamentale calcolare i tempi. Qualche volta abbiamo improvvisato; a volte c’è andata bene, altre siam dovuti tornare indietro. Ma è stato uno spasso.


Nel mezzo del nulla - Foto del coniuge

Siamo entrati in tutti i cimiteri incontrati lungo la via. Il coniuge scuote la testa, povero, se n’è fatto una ragione. Vorrei essere sepolta ad Hallstatt; nella parte alta del paese, affacciata sul lago. Spazi infiniti. Quando si dice l’eterno riposo.


Hallstatt
Abbiamo visto laghi dalle acque cristalline, neanche fossimo in alta montagna, e laghetti pubblicizzati come paradisiaci ma rivelatisi deludenti. Siamo riusciti nel faticoso intento di mangiare un apflestrudel al giorno. Il migliore è stato quello dell’ultima sera, quando abbiam fatto ritorno a St.Wolfgang per una notte. Saranno stati i chilometri percorsi o quella malinconia che ti prende quando tutto sembra esser stato perfetto, anche se, in fondo, hai solo camminato, guardato, annusato, pensato. Sorriso. Molto.




mercoledì 4 settembre 2019

A piedi tra i laghi del Salisburghese - Bad Ischl e il tempo che fu



Lasciamo le rive del Wolfgangsee per dirigerci verso Strobl e, da lì, prendere un autobus per Bad Ischl. Il cielo è grigio, il profumo del sottobosco è reso più intenso dalla pioggia caduta durante la notte.
Il coniuge non riesce a transigere sulle coperture d’amianto che riparano la legna già pronta per l’inverno. Io favoleggio su Bad Ischl. Avrà conservato l’atmosfera che ammaliò Sissi e che tanto piaceva a Francesco Giuseppe? Terme e verde. 
Luogo magico o la decadenza di una Montecatini austriaca?
La seconda.
Bad Ischl - Foto del coniuge

La città ancora oggi vorrebbe far rivivere i bei tempi della Kaiservilla, quelli in cui l’imperatore si dilettava nelle lunghe battute di caccia mentre l’imperatrice sudava per conservare la famigerata forma fisica. È qui che Francesco Giuseppe, nel luglio del 1914, siglò la dichiarazione di guerra alla Serbia, che avrebbe portato allo scoppio della Prima guerra mondiale. Nello studio dell’imperatore è rimasto tutto immutato (ovviamente, i documenti esposti sono copie) e la visita alla villa merita. Anche se…
Anche se, va detto, è organizzata malino. Si paga per una visita guidata (non è possibile visitarla individualmente) e, come da indicazione, si attende l’orario del proprio turno; peccato che a godere della guida sia solo chi parla tedesco. A tutti gli altri, invece, viene messo un foglietto in mano con scarne indicazioni nelle rispettive lingue di provenienza e via.       

Francesco Giuseppe donò la villa alla figlia, Maria Valeria, innamorata del luogo, che vi trascorse gran parte della vita. Attualmente la villa è di proprietà dell’arciduca Marco d’Asburgo Lorena (nipote di Maria Valeria) che ne ha deciso l’apertura al pubblico.

Bookcrossing imperiale

Sebbene Bad Ischl sia il centro più grande tra quelli toccati finora e, apparentemente, il più noto, manca la vivacità e l’allegria dei borghi in cui abbiamo pernottato. A due passi dallo storico Cafè Zauner (il caffè è pessimo ma le torte e il cioccolato sono strepitosi), c’è una piccola libreria. Vado a curiosare. Quali sono gli italiani contemporanei presenti tra gli scaffali?
Molto Camilleri (di cui in un manifestino si ricorda la recente scomparsa), Carofiglio, l’immancabile Elena Ferrante e Domenico Dara (??).



È un luogo malinconico Bad Ischl; prova a mantenere la compostezza e l’incedere regale di un tempo ma non inganna nessuno.


Partiamo da Bad Ischl con un cielo buio e nebbioso, neanche fosse autunno inoltrato. Visibilità pari a zero; scartiamo l’opzione percorso lungo ma panoramico. Neppure oggi correremo il rischio insolazione.
Optiamo per un sentiero piatto che in poche ore ci condurrà a Bad Goisern. Arriviamo bagnati e infreddoliti. Solo un apfelstrudel potrà salvarci. E l’apfelstrudel del Cafè bäckerei Maislinger rischia di vincere il contest (per dirla come se avessi 18 anni) 2019. Un viaggetto con il coniuge senza una competizione gastronomica che viaggetto è? Visto il contesto, abbiamo deciso di sacrificarci mangiando un apfelstrudel al dì in luoghi diversi. Liscio, senza panna, gelato o intingoli vari. Siamo giudici severi: fino ad oggi nessun dolce ha superato il 7, ma quello di Bad Goisern l’ha ottenuto in pieno.
Rinfrancati da tanta bontà, prendiamo il treno alla volta di Hallstatt.

martedì 3 settembre 2019

A piedi tra i laghi del Salisburghese - St. Wolfgang, St. Gilgen e l'acqua azzurra del Wolfgangsee



Sostiene il coniuge che sia diventata lagodipendente. Il coniuge esagera, anche se tocca ammettere che, dall’ultimo trasloco, tra allenamenti, passeggiate, pause di riflessione e vacanze, finisco per prediligere sempre le rive di un lago.
Per dirla tutta, l’idea di camminare tra le miniere di sale e i laghi del Salzkammergut è stata del coniuge. Le minacce della scorsa estate (Basta con le vacanze insieme! Dal prossimo anno ognuno parte per conto proprio), l’hanno indotto a valutare l’opzione hiking e a mettere da parte le ciclabili. Ma forse la scelta dei laghetti del salisburghese, circondati da straordinari percorsi ciclabili, è stato solo un modo subdolo per strapparmi un Sento un po’ la mancanza della bici. Sai quanti altri borghi avremmo potuto visitare pedalando? Quel furbastro del coniuge, senza troppi sforzi, è riuscito a farmi dire ciò che, fino a qualche anno fa, da camminatrice indefessa, mai avrei immaginato di poter pronunciare.       
L’idea era quella di coniugare camminate nel verde, non troppo impegnative, con la visita di zone affascinanti ma non affollate (obiettivo arduo se si parte nella settimana di Ferragosto). E questo viaggetto sembrava perfetto.
Inizio in salita: Italo si ferma dopo 10 minuti dalla partenza per un guasto sulla linea. Le infrastrutture non sono il punto forte del nostro Paese. Perdiamo la coincidenza per Innsbruck e buona parte del pomeriggio. Ma leggiamo parecchio.
Innsbruck - foto del coniuge
Il tratto Verona – Innsbruck è splendido anche in treno; tanto verde da dimenticare i ritardi e l’afa romana. Arrivati in Tirolo, il coniuge estrae con un sorriso la felpetta dallo zaino. Talvolta basta un venticello per sentirti felice.
Gli imprevisti casalinghi e le grane lavorative sono già lontanissimi.



Sankt Wolfgang è una cittadina calda e allegra sulle rive del lago Wolfgangsee, in Alta Austria. C’è un’atmosfera rilassata; i caffè sono affollati ma non rumorosi; gli austriaci si godono il cielo azzurro, la temperatura piacevole e una birra. Noi girelliamo tra le viuzze che si affacciano sul lago; sbirciamo nei capanni sull’acqua, uno vicino all’altro, una sorta di palafitte piuttosto animate in questo sabato d’agosto. Qualcuno sta organizzando una festicciola, qualcun altro è sdraiato con un libro in mano, i più utilizzano gli spazi esterni di queste casupole sull’acqua come trampolino e approdo dopo una nuotata.          


Il traghetto fa la spola tra i vari borghi che si affacciano sul Wolfgangsee, caricando e scaricando turisti. La maggior parte di loro si ferma un paio di ore, acquista un souvenir e riparte. All’improvviso iniziamo a sentire il suono di una cornamusa. E non te l’aspetti qui, tra i vicoli di un paesello sulle rive di un lago del salisburghese. 

La musica proviene dalla piazzetta antistante la Pffarkirche, la chiesa del Pellegrino. In un altro momento, ci entreresti per ammirare l’altare di Michael Pacher, o resteresti lì fuori a guardar il lago, o ti ci fermeresti per riempire la borraccia, approfittando della fontana all’esterno della chiesa. Oggi no.
Guardi stupita l’uomo in kilt che suona da un pezzo, aspettando che gli sposi e il nutrito gruppo d’invitati, elegantemente abbigliati, escano dalla cappella per poi dirigersi tutti insieme, a suon di musica, sul molo. 
Cappellini e velette, tacchi alti, accento scozzese, salgono sull’imbarcazione che li porterà a festeggiare le nozze in qualche altro borgo sul Wolfgangsee. La cornamusa è lontana e a Sankt Wolfgang è tornata la pace.

St. Wolfgang deve il nome all’omonimo santo, monaco cristiano e vescovo tedesco del X secolo. Narra la leggenda che nel periodo del suo eremitaggio, il monaco visse nell’area di St. Wolfgang, intorno all’anno 980, esattamente lungo il sentiero che collega Sankt Wolfgang a Sankt Gilgen. Un bel percorso che sa di ciclamini. Non sentivo un profumo così intenso dai tempi in cui vagavo per i boschi del mio paesello in cerca di gnomi e folletti.
Strada facendo si arriva al piccolo eremo dove, pare, vivesse il santo. Obbligatorio visitare la chiesetta, esprimere un desiderio e suonare la campanella tre volte (per sicurezza facciamo quattro), sperando si realizzi presto.
I punti panoramici che affacciano sul lago sono straordinari. E poi c’è un tale silenzio! Quiete e camminatori silenziosi anche dopo aver lasciato il sentiero dei pellegrini; scendiamo verso il lago avvicinandoci alla baia di Fürberg. Acqua limpida, clima mite, tanto verde; le panchine lungo il percorso ricordano i numerosi artisti che scelsero St. Gilgen e il Wolfgangsee come luogo di ritiro in cui scrivere e comporre. Se potessi, mi ci ritirerei anch’io.
L’atmosfera diventa più vivace quando raggiungiamo il molo di St. Gilgen, il paradiso degli sport acquatici. Canoa, windsurf, sci nautico, barca a vela… non sembra neppure di essere sulle rive di un lago. Qui nacque la mamma di Mozart e la cittadina sfrutta, a distanza di anni, il celebre compositore. Ma Amadeus snobbava Salisburgo, figuriamoci St. Gilgen. Sembra che non vi mise mai piede. Vi visse, invece, sua sorella, Nannerl ed è possibile visitare il piccolo museo dedicato ai Mozart o sedersi in riva al lago, prendere la mappa e decidere cosa fare l’indomani.  

St. Gilgen - Capretta immortalata dalla Baba