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martedì 23 giugno 2015

Il bambino segreto, Camilla Läckberg

Sembra che di fronte a certi titoli faccia la faccetta snob. Allora, per punirmi, l’amico runner mi presta Il bambino segreto di Camilla Läckberg, una che non ha troppi problemi con il numero di copie vendute né con il blocco dello scrittore, vista la quantità di libri che sforna. Da quanto leggo, tutti i gialli della Läckberg hanno come protagonisti l’ispettore Patrick Hedstrom e la scrittrice Erica Falck, e sono ambientati a Fjällbacka, luogo meraviglioso sulla costa svedese, in cui l’autrice ha la fortuna di vivere. 


A qualche anno dalla morte di sua madre, Erica Falck scopre ben custoditi in soffitta alcuni diari, scritti dalla mamma durante la seconda guerra mondiale, e una curiosa medaglia avvolta in un camicino da neonato macchiato di sangue. Contemporaneamente, nel bel paesetto svedese, viene ucciso un anziano stimato da tutti, studioso di storia ed esperto del nazismo. Il giallo si intreccia con una lunga serie di vicende familiari: congedi presi da papà che si destreggiano con pappine e pannolini, adolescenti in crisi all’interno di famiglie allargate, donne incinte a iosa, coppie omosessuali in dolce attesa, abbastanza dumle e polkagrisar da far prender peso anche al lettore smilzo. Non mi dispiace il mix tra quotidianità e indagini ma eliminare qualche crisi coniugale e qualche limonata (non la bevanda ma l’atto del limonare) avrebbe reso il libro meno dispersivo.

Il bambino segreto si fa leggere, nonostante ci si spazzoli via la polvere da gonne e pantaloni una decina di volte e ci si lisci l’abito con altrettanta frequenza. Intorno a pagina 400, anche una giallista poco esperta come la sottoscritta scova l’assassino. Nessun finale a sorpresa.


Troppo acida? No, via, un’altra possibilità a Camilla non si nega mica! Pare che Il segreto degli angeli, presentato all’ultimo Salone del libro di Torino (ho perso l’incontro, pazienza!), sia più avvincente dei precedenti. Anche se Il segreto degli angeli subito dopo il bambino segreto... Magari optare per un titolo senza segreti, no???  

Titolo originale: Tyskungen, Camilla Läckberg
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Marsilio, 2013 


martedì 20 gennaio 2015

I primi casi di Martin Beck, Maj Sjöwall – Per Wahlöö

Ho conosciuto Martin Beck solo pochi giorni fa. Non che ci tenessi, non ero alla ricerca di un altro poliziotto, svedese per giunta. Ma non ho avuto alternative: il mio amico ci ha lasciati da soli, in un locale fumoso, e non sono così maleducata da tacere mentre si sorseggia un caffè. L’ho guardato con sospetto: schivo, di poche parole, l’aria malaticcia, il pacchetto di sigarette sempre in tasca. Poi, ha alzato lo sguardo, un paio di domande ed è stato subito chiaro che con gli interrogatori ci sa fare. Non ti schioda gli occhi di dosso fin quando non ottiene la risposta che vuole sentire. Per togliermi dall’imbarazzo, l’ho buttata sul personale.
«Quindi è lei che sta seguendo il caso di Roseanna McGraw? Ne parlano tutti i giornali, per quel poco che riesco a capire. Bel casino…Cioè, non è che me ne intenda molto, ma una bella ragazza americana viene in Europa per la prima volta, fa una crociera sui laghi svedesi e finisce violentata e morta nel lago di Vattern. La Svezia non era famosa per l’assenza di criminalità?»
Ho esagerato; il su volto è diventato ancora più magro, le pieghe agli angoli della bocca più evidenti, gli occhi grigio-azzurri si son intristiti. Metà della vita a fare il poliziotto e gli ultimi otto anni nella omicidi devono avergli ingobbito le spalle. La leggenda lo ritrae come l’esperto di Stoccolma, l’uomo richiesto da tutto il paese per la soluzione dei casi impossibili. A me ora sembra solo triste.
«Pochi indizi. Il caso lo stiamo gestendo in collaborazione con la polizia statunitense ma ormai sono passati tanti mesi… Lei che ci fa in Svezia?».
Sì, meglio cambiar argomento. «Ho approfittato delle ferie natalizie per venir a trovare qualche amico. Ma andrò via presto. Dopo il Natale l’atmosfera si è incupita. Strade piene di gente grigia e intirizzita, senza un soldo in tasca. Negozi deserti. Clima nebbioso e freddissimo».
Lo vedo addolcirsi. «Ci si abitua. Però verrei volentieri con lei. In un assolato porto del Mediterraneo: potrei trascorrere giorni a guardare le imbarcazioni ormeggiate; studiarne i particolari, vederle salpare…»
«Suppongo che la sua famiglia non ne sarebbe così felice. È sposato?»
S’incupisce nuovamente. Altro tasto dolente. «Mi sta chiedendo se c’è qualcuno che mi assilli perennemente con discussioni sull’economia domestica e sulle assurde pretese dello Stato nei confronti dei propri dipendenti? Qualcuno che mi chiami più o meno tutti i pomeriggi per sapere se mi devono aspettare per cena o possono iniziare senza di me? Se è questo che vuole sapere, sì, sono sposato». 
Taccio imbarazzata. Ha parlato con aria mite; non è stato uno sfogo, gli è sfuggito di bocca. E non avrebbe voluto. Non deve essere una di quelle persone che telefona ad un amico solo per fare quattro chiacchiere. Non sembra neanche uno che possa avere amici.
Si alza lentamente: «Scusi, devo andare. È stato un piacere conoscerla. Passi a trovarmi la prossima volta che viene a Stoccolma. Il commissariato è vicino al Parco Kristinenberg. Piacevole in estate».

Affascinante. E poi non sono mai andata in Svezia d’estate…


I primi casi di Martin Beck, Maj Sjöwall – Per Wahlöö
traduzione di Renato Zatti, Sellerio.