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giovedì 16 aprile 2015

Solo per un giorno, Massimilano Boni

Massimiliano Boni non è un eroe, se non per un giorno in un anno. Questa è la storia degli altri trecentosessantaquattro. In quel tempo fa due cose: corre e scrive. Poi, certo: lavora, legge, si occupa della famiglia, ricorda, rimpiange, sogna. Ma queste altre cose accadono di lato: al centro, corre e scrive. Si prepara alla maratona e tiene un diario. Non è spavaldo, in nessuna delle due sfide. […] È uno di noi, uno di voi, una delle migliaia di figure smilze e colorate che vediamo ansimare mentre le superiamo motorizzati, domandandoci: «Chi glielo fa fare?».

Se sei uno di quelli che si infilano i pantaloncini già prima di uscire dall’ufficio, che hanno le scarpette sempre in auto perché-metti-che-esco-prima-posso-fermarmi-a-correre; se ti innervosisci quando ti fanno fare tardi mentre tu avevi già programmato un allenamento serale; se sei uno di quelli che corrono anche sotto la pioggia e vengono guardati con un misto di invidia e compassione…dopo aver letto la presentazione della 66thand2nd, corri (tanto per restare in tema) ad acquistare Solo per un giorno. Il quarantacinquenne Massimiliano Boni ha corso la sua prima maratona a Roma nel 2013; dopo aver letto L’arte di correre di Haruki Murakami (che tanto piacque ed ispirò il nostro attuale Presidente del Consiglio), Boni ha deciso di cominciare a preparare una seconda maratona e scrivere il suo diario.
Senza nulla togliere alle ambizioni dell’audace autore, così come L’arte di correre mi faceva venir voglia di sospendere la lettura per buttarmi a capofitto nella corsa, Solo per un giorno mi ha fatto rivalutare lo sport preferito dal coniuge: il divano.
[…] da sempre autodidatta, eccomi lì a soffrire, cercando di mantenere il respiro regolare, il passo costante, la spinta delle gambe continua. Non sono bello da vedere, lo so, ma almeno sono pronto a penare più degli altri.
Caro Boni, non avercela con me, ma del tuo libro ho apprezzato più i suggerimenti di lettura, le motivazioni che portano a scrivere, annotare, raccontare, che la sofferenza provocata dalla corsa. Ho trascorso gli ultimi mesi a prepararmi…ancora poco, penso, e sarò libero.
Ma che runner sei?
La corsa è anche fatica, indubbiamente, ma per un amatore è soprattutto passione (sennò mica ci chiamerebbero amatori? Masochisti andrebbe benissimo). La corsa è libertà, è spazzar via i malumori, è la gioia di un’alba fredda e di un tramonto tra le colline. È impegno, concentrazione ma anche benessere. Quando diventa testa bassa e paura della sconfitta perde il suo potere terapeutico. Poi ci sono le gare, è vero. Anch’io, come te, gareggio poco ma, quando partecipo, l’emozione iniziale e l’adrenalina della partenza sono sempre più potenti della fatica sopraggiunta strada facendo.
Meglio tralasciare il capitolo dedicato al Dottor C. e ai gioiosi pensieri di prendere un infarto cammin facendo. Alle parole “a volte, del tutto inspiegabilmente, senza alcun segno premonitore, questo meccanismo si inceppa e si ferma. La morte sopraggiunge improvvisa, fulminea, senza alcuna possibilità di salvezza”, ho rimpianto di non aver acquistato il libro in formato cartaceo. Avrei potuto bruciarlo, desiderio che l’ebook non riesce a soddisfare.

Insomma, caro Boni, mai regalerei il tuo diario ad un aspirante maratoneta. E mai lo presterò al coniuge che avrebbe un motivo in più per considerarmi una pazza furiosa.

Solo per un giorno, Massimiliano Boni
66thand2nd, collana Attese.