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giovedì 8 maggio 2014

Equatore, Miguel Sousa Tavares

Equatore, Miguel Sousa Tavares 
Traduzione dal portoghese di Clelia Bettini, Beat edizioni







Luis Bernardo, caro,
tu sai che se non fosse stato per la Nela San non ci saremmo mai incrociati, vero?
Nonostante l’attrazione per il mondo lusofono, nonostante la fascinazione per quelle terre d’Africa che a volte ritorna… Nonostante tutto ciò, il nostro è stato un incontro combinato; una di quelle situazioni imbarazzanti in cui mi faceva cadere qualcuno dei miei amici quando ero ancora una zitella spensierata: “Ah, forse stasera viene anche Tizio. Un ragazzo simpatico; vedrai, vi troverete bene insieme”. La Nela San ha parlato a lungo di Portogallo e da língua portuguesa, poi mi ha trascinato in libreria e mi ha piazzato questa storia tra le mani. “Secondo me potrebbe piacerti”.  Come avrei potuto voltar le spalle e guardare altrove?
Scetticismo iniziale. La prima volta che ti ho ascoltato mi sei sembrato persino antipatico. Sì, insomma, il tipico radical chic lisbonese d’inizio Novecento. È facile fare il progressista dalle idee liberali quando provieni da una famiglia borghese, hai ereditato una discreta attività commerciale senza dover muovere un dito, ti sei diligentemente laureato in giurisprudenza, frequenti i club più in voga di Lisboa e scribacchi le tue opinioni sui quotidiani portoghesi. Come se non bastasse, seduci donne a destra e manca, preferibilmente maritate; sei giovane, elegante, sexy… e sai di esserlo. Un uomo da cui tenersi ben alla larga. 
Però ti facevo più furbo. Ma dimmi, quando sei partito alla volta di São Tomé, novello governatore per caso, pensavi davvero che la schiavitù fosse morta e sepolta nell’Ottocento? Dico, come potevano quattro proprietari bianchi trasformare due sputi di isolette perse sulla linea equatoriale nel secondo produttore di cacao nel mondo? 


Non verrai mica a raccontarmi che, prima di accettare l’incarico di governatore laggiù, pensassi davvero che nelle piantagioni di Säo Tomé e Príncipe avresti trovato lavoratori angolani trattati in modo umano dai padroni bianchi; lavoratori abbondantemente nutriti, ben salariati e liberi di dare le dimissioni in qualsiasi momento? Suvvia!...Il re Carlo di Portogallo (anzi, il suo consigliere), ti ha creduto l’uomo giusto al momento giusto; colto, energico, lontano dalla vecchia aristocrazia; ma chiedeva che tu realizzassi un’impresa impossibile: mantenere inalterati i privilegi dei coloni bianchi in terra nera, fingere di non vedere le disumane condizioni di lavoro nelle piantagioni e inventarsi, non so bene cosa, per nasconderle al mondo intero, pubblicizzando invece le magnifiche sorti e progressive realizzate dal Portogallo nelle proprie colonie.
Ho cominciato a provare simpatia per te solo dopo il tuo arrivo a São Tomé. Un po’ presuntuoso ma dal volto umano. Ci credevi davvero alla storia dell’uguaglianza tra bianchi e negri, ci credevi davvero ai diritti dei lavoratori e alla necessità di difendere i deboli. Peccato ti sia fatto irretire da quella puttanella inglese, come disse la saggia Maria Augusta!
Ann mi è stata antipatica dal primo momento. Un’antipatia a pelle. No, non parlo per gelosia: quando incontro una donna veramente bella, un corpo statuario, elegante, un volto perfetto, lo riconosco. Bella era bella, ma qualche dubbio sulla sua onestà, sulla sua trasparenza, ti sarebbe dovuto sorgere. “Ho promesso di restare al fianco di mio marito”; sì, vabbè, ma poi faccio quello che voglio e lui ne è consapevole. Tu, Luis Bernardo, non sei nato nella Roma di fine Novecento, altrimenti l’avresti liquidata con un “Ti piace vincere facile!”
Comunque sia, hai preferito lei a noi tutte. E noi abbiamo continuato a seguirti con apprensione. Confesso che ho letto la tua ultima lettera con il magone. Mi aspettavano in pista per l’allenamento infrasettimanale ed io lì che non riuscivo a staccarmi dalle tue parole.
Mi hai raccontato un mondo che non conoscevo, hai cambiato la mia opinione sul colonialismo portoghese (ingenuamente ho sempre pensato fosse stato più blando rispetto alle nefandezze delle altre potenze) e mi è venuta una certa curiosità sul mondo sommerso del cacao (casualmente, ho già in libreria “Cacao” di Jorge Amado, che a questo punto dovrò leggere).
Mi hai guardato distrattamente, perso come eri per la tua Ann. Non preoccuparti, non me la son presa. Non sei stato il mio grande amore, non sei stato la mia occasione mancata. Però ti ho voluto un po’ di bene.
Ciao Luis.




giovedì 10 aprile 2014

Di lusitanitudine a Ravenna, con un po’ di gialli e geografie…

All’inizio del 2014, riflettendo sui buoni propositi che di anno in anno vengono copiati da una moleskine all’altra senza mai concretizzarsi, ho capito che con l’aumentare della talpaggine e dei capelli bianchi bisognava mettere un freno ai sogni e dare un’accelerata alle valigie. Non è che si possano rimandare viaggi, libri, film, incontri, concerti per tutta la vita… Sennò finisce che mentre sei immersa nei tuoi sogni, la vita corre via e resta solo la paura di aver perso qualcosa e di non poter tornare più indietro.
In questo risveglio dei sensi, ho organizzato un viaggetto a Ravenna dove ho finalmente incontrato la gemellina blogger malata di lusitanitudine, Nela San. Lei, in verità, è malata pure di giallite, fotografite, viaggite, caffeite, teite… Tutte “ite” pericolosamente contagiose: si potrebbero trascorrere ore ad ascoltare i suoi aneddoti su viaggi stupefacenti, sbocconcellando una piadina accompagnata da dietetici salumi e formaggi vari.

La gialloviaggiatrice mi ha condotto per le vie di Ravenna in un venerdì sera d’inizio primavera; ha scelto le stradine dall’illuminazione più suggestiva; quelle in cui è avvenuto almeno un delitto da poter narrare  alla visitatrice curiosa. 
Poi ha selezionato osterie dal menù tipico ma particolare (ricette tradizionali rivisitate in chiave moderna), luoghi librici per ampliare la mia già lunga lista di titoli da leggere, e meravigliosi angoli della città in cui fermarsi a bere un caffè e chiacchierare, chiacchierare, chiacchierare…

Biblioteca Classense

Ravenna è la classica cittadina in cui mi trasferirei volentieri per qualche annetto. Tranquilla, ordinata, pianeggiante; ma pensa che bello vivere in un posto in cui al mattino prendi la bici (utopia) e vai a lavoro! Esci dall’ufficio e passi alla biblioteca Classense dove ti fermi nel chiostro per sfogliare qualche libro e decidere quale prendere in prestito. 

Non escludo che il volume tra le mani possa incuriosire la gatta Teresa, che ho avuto la fortuna di incontrare, sebbene di sfuggita.

Teresa
Il sabato, volendo, puoi passeggiare per il corso principale di una luogo vivace ma non isterico. Insomma, a Ravenna non hai la grandiosità, non hai abbondanza di cinema, teatri, librerie, locali. 


Non hai, ecco, l’imbarazzo della scelta; ma in piccole dimensioni hai tutto. Che, per una come me, è un vantaggio perché una città che offre troppo stordisce a tal punto da far agognare la tranquillità della propria casetta alle porte (molto alle porte) dell’Urbe. Una cittadina a dimensione d’uomo, invece, mi spingerebbe ad uscire anche per una semplice passeggiata in libreria e per un caffè con un’amica. Incredibile come una cosa quasi normale in un posto come Ravenna, si trasformi in un’attività da “dover organizzare e gestire” in un luogo dispersivo come Roma.  

  
A questo punto, dovrei parlarvi dei meravigliosi mosaici di Sant’Apollinare Nuovo o del celebre cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia. Ma non ho le competenze per poterlo fare. Mi limito a guardarmi intorno estasiata e a gioire della sensazione di benessere che si prova nell’osservare qualcosa di stupefacente, realizzato secoli fa (386-452), che ancora oggi riesce a farci spalancare gli occhi per poi socchiuderli e sognare.

I viaggi della talpa, anche quelli più brevi, prevedono la presenza di un libro.
Sono partita mettendo in borsa…

E che volete che vi dica? Nel 2013 hanno finalmente dato un Nobel meritato. Non che gli altri non lo fossero, ma i racconti della Munro sono dei capolavori. Sfiorano la perfezione; mi sto impegnando per scovarne uno brutto, imperfetto… ma non l’ho trovato in questa raccolta.

… E sono tornata con in valigia questo titolo qui:

Miguel Sousa Tavares è nato a Porto e il libro è ambientato nelle isole di S. Tomé e Principe. Giallo del giorno: chi mai potrà aver suggerito alla talpa di acquistare questo libro nella gialla Ravenna? Mistero…


 La talpa ha:
dormito all’Hotel Minerva, adiacente alla stazione. Gentilissimi, molto economico, pulito e senza fronzoli;
- cenato con la gialloviaggiatrice all’Antica Bottega Di Felice, in pieno centro. Ottimo tagliere di formaggi e un tortino di cioccolato notevole;
- stuzzicato con la giallo viaggiatrice nella nota Ca’ de Vén; locale caratteristico: se passate a Ravenna, vi tocca fermarvi, anche solo per una piadina e un bicchiere di vino; 
- cenato con il coniuge (che si è concesso una pausa, sciroppandosi trecento chilometri in auto per raggiungerla) nella romantica Osteria del tempo perso. Un po’cara ma l’occasione era speciale, il vino pure e, da buon gustai quali siamo, non ci siam fatti mancare nulla…
- in una domenica uggiosa, ha fatto colazione al Caffè letterario. Le è piaciuto molto ed ha pensato che sicuramente ci sarà un luogo dall’atmosfera simile (musica soft, ambiente luminoso, chiacchiere allegre in sottofondo, quotidiani sui tavoli, foto letterarie) dalle sue parti. Deve scovarlo…