Non di soli sassi è fatto il Gran Sasso ed io volevo sentieri con un po’ di vegetazione. Così, l’ottimo coniuge ha proposto un’escursione sul Monte Camicia, con l’aggiunta del Tremoggia (ancora non è chiaro se richieda una g o due) e del Siella. Se siamo fortunati, da quanto leggo, avvistiamo anche qualche camoscio, afferma.
Raggiungiamo
i 2.564 metri del Monte Camicia senza fretta. E senza fretta, ci godiamo un
panorama magnifico.
Non siamo
conoscitori delle vette che ci circondano; ipotizziamo quali siano i monti circostanti
e origliamo con discrezione le osservazioni di chi sembra saperne di più.
Mistero fitto sul laghetto che si vede abbastanza nitidamente sotto di noi.
Quello là
è il lago di Campotosto?, chiede una signora
ad un escursionista che sta declamando l’elenco delle cime. Ma no! Non si
vede da qui! Sarà il lago di Bomba!
Impossibile, risponde lei con una risata. Se fosse il lago di Bomba, io
abiterei qui sotto…
Con il mistero
del lago sconosciuto, ci dirigiamo verso il Tremoggia. E incontriamo anche
loro. Meno appariscenti di quelle alpine, piccine ma sempre belle.
Intanto,
gli scarponcini mi stanno distruggendo le caviglie. Un dolore che diventerà sempre
più intenso nel corso della discesa. Così, il tratto che unisce il Tremoggia al
Siella e il successivo sentiero erboso, tutto in discesa, verso l’auto, me lo
godo pochino.
La sera,
con i lividi alle caviglie, programmiamo la nostra ultima escursione della
settimana. Impossibile indossare gli scarponi da trekking; fortunatamente ho un
paio di scarpe per la corsa in montagna, però non me la sento di affrontare
sentieri rocciosi. Andiamo a vedere la mia pizza!, propongo.
Il povero
coniuge alza gli occhi al cielo. Guarda il percorso, legge un paio di cose e
sentenzia: sì, si può fare. Le tue scarpe andranno benissimo.
Qualche
sera prima, eravamo andati a mangiare una pizza qui, nella via centrale di Castel
del Monte (ottimo rapporto qualità – prezzo; locale sempre pieno). Le pizze
hanno quasi tutte il nome dei monti del Gran Sasso. Avevo gustato una buona pizza
Brancastello e mi era rimasta la curiosità di vedere quel monte.
Credo sia
stata l’escursione più rilassante della settimana. Un sentiero agevole, esposto
solo in qualche tratto, il vento forte che spazza via i pensieri negativi.
Molto silenzio. Il volto riflessivo del coniuge (la nuvoletta sulla sua testa
lascia presagire l’organizzazione lavorativa per l’indaffarato rientro); i
miei propositi per gli incerti mesi autunnali. Variabili, come il cielo.
E poi l’azzurro, il verde, i gruppetti di stelle alpine appenniniche, di nuovo i camosci. E, su tutto, la voce del vento.
A
settimana conclusa, posso confermare che ad esser stati presi d’assedio nel
periodo di Ferragosto, con giornate stupende, sono stati i borghi, il Corno
Grande e la piana di Campo Imperatore, lungo la statale che da Castel del Monte
conduce a Fonte Vetica. Un’area invasa da camper, tantissimi. E due ristori
circondati da tavoli e griglie. Innocui di mattina, coperti da nebbia a banchi,
originata dai barbecue e dalle quintalate di arrosticini acquistati e cucinati,
da una certa ora in poi. Come avrete intuito dal post precedente, non sono la
persona più indicata per discettare su grigliate varie ma, per avere un’idea, vi
basterà googlare “Campo Imperatore arrosticini” e dare un’occhiata alle foto in
rete.

















