“Paesaggio”. Questo termine suscita in noi per lo più sentimenti
positivi ed emozioni piacevoli, soprattutto quando pensiamo, in modo del tutto
acritico, alle vaste distese di terra, prive di edifici e costruzioni che
scopriamo durante le nostre escursioni e i nostri viaggi.
Inizia così questo piccolo reportage di Martin Pollack ed io annuisco, pensando alla sua Austria e ai miei tour estivi
tra monti e laghetti alpini.
Mentalmente vedo i cumuli di spazzatura e l’incuria che deturpa
i sentieri in cui andavo a correre da ragazzina e mi sembra sia quella l’unica contaminazione
possibile. Paesaggi contaminati a
causa dell’inquinamento, del nostro essere incivili. Sbagliato. Frutteti, cime
verdeggianti con le mucchette al pascolo possono nascondere fosse comuni,
luoghi di uccisioni di massa, massacri di cui devono essere cancellate tutte le
tracce in modo che i morti restino senza nomi, senza identità, senza un punto
in cui qualcuno possa recarsi per piangerne la scomparsa o recitare una
preghiera. I paesaggi contaminati sono doppiamente contaminati dall’uomo: dai
carnefici, che hanno esercitato la violenza nei confronti dei propri simili,
uccidendoli in modo barbaro, e dalle vittime, che giacciono sotto i nostri
piedi, in punti imprecisati, che devono essere cancellate dalla terra e dalla
memoria collettiva.
Pollack, oltre a farci compiere un viaggio insolito e doloroso nell’Europa
centrale e orientale del Ventesimo secolo, tra le fosse comuni di cui si è
cercato di occultare ogni traccia, ci conduce nei frutteti della sua infanzia e
nella fattoria dei nonni, ai piedi del Monte Grimming. Meraviglioso, vero? Già,
solo che era il dicembre 1944, il padre di Martin Pollack era un nazista a capo
di un commando speciale che conosceva bene l’arte di massacrare gli ebrei e poi
gettarli sotto terra e Opsi, il nonno paterno dello scrittore austriaco, era un
nazista antisemita, sebbene nonno amorevole e narratore di storie leggendarie.
Si resta disorientati nel percorrere la mappa dei paesaggi
contaminati: l’Austria, la Slovacchia centrale, la Slovenia, la Romania, L’Ucraina.
Che siano attivisti politici, oppositori del regime comunista, ebrei, rom…la
terra sembra intrisa di sangue. Pollack cerca di scavare nel terreno per
recuperare quelle storie, qualche volto, sottraendo all’oblio quelle vite che
si è cercato di cancellare, come se non fossero mai esistite.
Si chiude il libro e, come Martin Pollack nella sua biblioteca che affaccia
sui frutteti, si comincia a guardare il paesaggio che ci circonda con occhi
diversi.
Martin Pollack, Paesaggi contaminati (Kontaminierte Landschaften),
trad. dal tedesco Melissa Maggioni, Keller editore, 2016.
