Così quest’anno sono andata anch'io al Book Pride di Milano, l’orgoglio di essere editori indipendenti e
lettori curiosi. Sì, direte voi, l’ennesima sagra dell’editoria. Ma a forza di
girar per fiere e festival, a forza di mettere like sui social, di vagar
in rete per leggere il post di Tizio e rispondere al post di Caio… Insomma, a
forza di far tutto ciò, quando lo troverai il tempo per leggere i libri? Per un
semplice lettore non sarebbe forse meglio starsene a casa propria nel weekend e
dedicare spazio alla lettura anziché perder tempo con attività collaterali,
molto social, che dalla lettura
distolgono?
Quesito ricorrente e accusa fondata. Forse sì. Andar per fiere è
dispendioso sia in termini economici che di tempo. Chi può negarlo? Però il lettore
ne guadagna una borsata d’entusiasmo e, talvolta, anche un pizzico di
delusione. Elementi che determineranno le successive scelte di lettura. In una
fiera, scoverai sempre un editore poco conosciuto, verrai sicuramente catturato
da un libro che nel marasma delle uscite editoriali (dei grandi) ti sarebbe
sfuggito. Poi, magari, quel libro si rivelerà una ciofeca, il rischio si corre.
Ma lo stesso può dirsi per il nome illustre che spopola nelle vetrine.
Piccolo editore non equivale necessariamente a garanzia di
qualità. Ma che il piccolo editore di cui sopra sia personaggio coraggioso e
appassionato è fuori di dubbio.
Le fiere e le presentazioni sono un’arma a doppio taglio: io ho
smesso di acquistare libri da un certo editore a causa di quella sensazione di
gelo provata durante un incontro in fiera. Irrazionale, lo so. Ma le scelte del
lettore poche volte sono guidate dalla razionalità. Conoscere ed ascoltare chi
i libri li fa, li sceglie, li traduce, li scrive, può farti tornar a casa con
gli occhi a cuoricino o generare un tal senso di antipatia da far dirottare le
tue preferenze di lettura altrove.
Comunque, sono tornata dal Book Pride 2016 con quell'eccitazione
che ti fa svegliare presto la mattina per trasferirti in un libro prima di
andare a lavoro e immergertici di nuovo in ogni momento utile nel corso della
giornata.
Ho finalmente conosciuto le Edizioni Clichy. Era ora!, direte
voi. Ma sì, ne avevo già sentito parlare, ricevo anche la loro newsletter, però
non mi ero mai fermata al loro stand né avevo mai letto alcun libro pubblicato
dai tipi fiorentini. Di ciò che ho portato a casa, come al solito, vi
racconterò a lettura conclusa. Lo stand è di quelli pericolosi: i ragazzi della
Clichy hanno una tal energia da farti venir voglia di acquistare di tutto, ma
ti limiti, perché bisogna anche porre un freno alla fiducia.
La vera scoperta di questa fiera si chiama Safarà Editore. I tipi sono di Pordenone, nascono nel 2008 e ultimamente
stampano libri dal formato obliquo, animati dalla trasversalità che può avere
la scrittura. Io sono stata catturata dal ceco Tomaš Zmeškal e dalla sua Lettera d’amore in scrittura cuneiforme.
Zmeškal nasce a Praga da madre ceca e padre congolese, e già questo binomio è
sufficiente per farmi incuriosire. Parla lentamente, il suo sussurrare si
discosta dal tuonare ascoltato per un’intera giornata in fiera. Ci racconta della
follia che ha animato l’Europa centrale e della necessità di narrare le vite
degli individui, quelle che non trovano spazio nelle analisi degli storici.
Posso lasciarmi sfuggire un libro simile?
Dopo la strabiliante presentazione del Prof. Gian Piero Piretto,
ho finalmente acquistato anche Viaggiatori nel freddo – Come sopravvivere all’inverno russo con la letteratura (degli amici di Exòrma ho
già parlato altre volte). Ci giravo intorno da
dicembre, stregata dalla timidezza di Elisa Baglioni e dall’ironia di
Francesco Ruggiero, il collettivo sparajurij. Al Book Pride mi son fermata a chiacchiera con Francesco Ruggiero e la
scintilla è scoccata definitivamente.
Non incontravo la leggerezza di Astoria
dallo scorso Salone del libro di Torino. Non ho resistito a questa piccola
raccolta di racconti di un’autrice italiana che ha due figli e un cane che
somiglia ad una pecora. Marina Morpurgo ed io siamo accomunate dall’idea
che in generale ridere sia molto meglio che piangere ed entrambe ci applichiamo
molto per riuscirci. Ottima premessa per acquistare un suo libro.
Per concludere, ho ceduto anch’io al
misterioso fascino del Canto della Pianura di Kent Haruf. Ormai ne
parlano tutti e non potevo sottrarmi alla lettura di un volume dei tipi di NN editore.
Ed ora la smetto di spendere soldi,
tolgo gli abiti dell’accumulatrice seriale di libri e mi ritiro a leggere.





