L’altro
pomeriggio, mentre guidavo, mi è capitato di ascoltare un’intervista a Paolo
Conte, non il cantautore bensì il planetarista e comunicatore scientifico. A
poche ore dalla notte di San Lorenzo, Paolo Conte parlava dei cacciatori di
meteoriti. Eh già, pare che dagli anni Novanta, parallelamente ai ricercatori
scientifici, sia nata la figura del cacciatore di meteoriti free lance; gente
che, con un equipaggiamento minimo, si dirige verso il deserto del Sahara (e non
solo) alla ricerca di meteoriti, per poi venderle a collezionisti privati e
istituzioni museali. Ho scoperto che nel mondo c’è un'umanità variegata disposta ad
acquistare una fetta di meteorite (ebbene sì: vengono affettate) e spendere
fino a 20mila dollari al grammo per avere un frammento di Luna o di Marte (le
più pregiate. Quindi, se vi capita di acquistare una fetta di meteorite, che
so io, un paio di etti, a 4/5 mila dollari, non avete fatto un affare ma, come
direbbero da queste parti, avete preso una sola, pronunciato con una bella o
aperta).
![]() |
| Nantan Meteorite - Oxford University Museum of Natural History |
La collezione di meteoriti non è contemplata da Gabriele Romagnoli tra
le cose futili che soffocano la nostra esistenza e che ci ossessionano fino a
quando non riusciamo a possederle. E se io mi fustigo periodicamente per la mia
incapacità di gettare quella maglietta (però, dai, non è così rovinata, posso
ancora usarla quando sono a casa), di smetterla d’acquistar libri, di eliminare
la tazza sbreccata (ti ricordi che weekend fantastico quando la comprammo?!) …
almeno non ho il pensiero di dove collocare la collezione di meteoriti.
![]() |
| Copia della Biblioteca di Ciampino |
Anelo
alla leggerezza, soprattutto quando si avvicina il momento di preparare lo
zaino per un breve viaggio. Eppure, il bagaglio è sempre troppo pesante rispetto alle effettive esigenze. Ultimamente
mi sembra che anche la quotidianità si sia appesantita più del dovuto; ma non è
facile liberarsi della zavorra. Non ci riuscirò neppure dopo aver letto Solo bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli (edito da Feltrinelli), però non credo
fosse intenzione dell’autore scrivere un manuale di self-help, né avere l’arroganza
di spiegare l’arte di star al mondo per vivere felici.
Gabriele Romagnoli è uno
che ha viaggiato e viaggia molto, che ha abitato in quattro continenti e
vissuto in città impegnative come Beirut o Il Cairo.
Traslocare
dall’Egitto al Libano solo per avere una diversa prospettiva del Medio Oriente: sicuro che serva a qualcosa? Un cacciavite elettrico serve. Un milione di
euro serve, non spostarsi da un luogo ad un altro senza una ragione concreta. Epperò, l’idea di vivere una vita senza appesantirci, senza
illuderci; l’idea di scegliere la libertà, di consumare il necessario, di saper
perdere cose, di non lasciarsi bloccare dal passato, di osare… non può che affascinarmi. Senza elogiare
il pauperismo (come afferma lo stesso Romagnoli), né mitizzare la decrescita
o la bellezza del sacrificio. Tutt’altro. Non possedere non equivale ad essere
poveri.
È bravo
Romagnoli nel toccare i punti deboli dell’uomo contemporaneo (specie se sei già
in crisi di tuo), e anche se a tratti appare un po’ banale e non nascondo ci
sia qualche frase retorica, è piacevole leggere alcuni aneddoti di viaggio e
appuntare titoli per nuove scorribande in biblioteca.
Nel
mentre, vado a disfarmi delle magliette che non indosso più. Forse.

