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venerdì 7 agosto 2015

Turista per caso, Anne Tyler

Macon è un uomo di buon senso. Elimina tutto ciò che potrebbe provocargli una scossa, un turbamento; è uno che termina coscienziosamente la sua insalata di scampi e mangia tutta la verdura, per la vitamina C. È un uomo d’ordine. Tende a mangiare gli stessi cibi, indossare gli stessi abiti. Il cassiere che lo serviva la prima volta che andava in una certa banca era quello a cui si sarebbe sempre rivolto in seguito, anche se si dimostrava poco efficiente, anche se la coda di quello accanto era più corta.
Sarah, la moglie che vuole il divorzio (forse), ha 42 anni. In fondo non è troppo diversa da lui, ma vive una fase di ribellione. “Non mi rimane abbastanza tempo perché io possa sprecarlo restando rintanata nel mio guscio. Perciò sono passata all’azione. Vivo in questo appartamento che tu non potresti soffrire, tutto per aria. Mi sono fatta una catasta di nuovi amici […] Sto prendendo lezioni da uno scultore. Ho sempre desiderato fare l’artista, solo che l’insegnamento mi sembrava un’attività più sensata.”
No, non ce la fa a restare con quell’uomo.   
“Non sei saldo: sei ossificato. Sei incasellato. Sei come chiuso in una capsula. Oh Macon, non è un caso se scrivi quegli stupidi libri per dire alla gente come si fa a viaggiare senza il minimo scombussolamento. Quella poltrona viaggiante non è solo il tuo marchio: sei tu.”
Perché Macon scrive guide per viaggiatori che odiano viaggiare, quelli che si spostano continuamente per lavoro ma preferirebbero non doversi mai spostare dalla poltrona di casa. Sensazione che conosce benissimo, visto che lui stesso fa di tutto per non interagire con il mondo esterno. Viaggia per scrivere le sue guide eppure non sa nulla dei paesi in cui va.
Poi c’è Muriel, di una giovinezza scombussolante Una che parla senza tregua di tutto: ombretti, capelli, pellicine delle unghie…. Una che presta molta attenzione all’aspetto esteriore delle cose, eppure a volte sa alzare il mento e penetrare la mente di Macon come una lama.
Povero Macon!


Dopo le prime pagine mi son ricordata di aver già visto il film. Un libro troppo cinematografico per lasciarsi sfuggire l’occasione. 
Come avrebbe detto il buon Macon, consiglio entrambi, libro e film. Ottimo rimedio per quei periodi in cui si è un po’ giù di corda, la vita scorre monotona e ci si sente impantanati. La vita resterà la stessa ma si può almeno sognare di stravolgerla.   


Anne Tyler
Turista per casotrad. Mario Biondi
TEA edizioni. 

lunedì 27 luglio 2015

Lezioni di respiro, Anne Tyler

Forse non ho iniziato dal romanzo migliore, sebbene Anne Tyler abbia vinto il Pulitzer nel 1989 proprio con Lezioni di respiro. Ci sono tutti gli ingredienti che, da quanto leggo, caratterizzano le opere dell’autrice: la quotidianità e le debolezze di uomini e donne comuni, Baltimora, un filo di ironia, le ansie e le manie di una famiglia come tante, anche se ogni famiglia è disgraziata a modo suo
Epperò è mancato il coinvolgimento che mi aspettavo di trovare in un romanzo della Tyler. Probabilmente è sempre un problema di aspettative elevate.
La storia ruota intorno alla famiglia Moran. Maggie è la versione giovane e americana di mia suocera, la cui vita si è modellata sulle esigenze dei figli; sempre un po’ a dieta ma sempre pronta a trasgredire, perché “che vuoi che mi faccia un cucchiaino di gelato?”; una di quelle donne che da una frase ascoltata per caso riescono a girare un intero film. E pretendono di convincerti che “è andata proprio così, non posso che avere ragione”.
Suo marito, Ira Moran, è la versione americana e, se possibile, ancora più taciturna di mio padre. "C’erano dei periodi in cui Ira non arrivava a dire una dozzina di parole in tutto il giorno, e anche quando parlava non si riusciva mai a capire quello che provava. Era un uomo chiuso, isolato: era il suo difetto più grave".
Quando dicono che gli opposti si attraggono…
Una relazione che, come tutte le storie, è fatta di alti e bassi.
“Quando si era sposata aveva pensato che lui l’avrebbe sempre guardata come in quella prima notte, quando era comparsa in piedi di fronte a lui nel suo negligé del suo corredo da sposa […] L’aveva guardata dritto negli occhi e sembrava che non respirasse nemmeno. Aveva pensato che sarebbe continuato così per sempre”
Entrambi hanno sogni e progetti che sembrano non essere impossibili. Certo, bisognerà pur scendere a qualche compromesso, ma non si dovrà rinunciare a tutto. Invece, con l’avanzare degli anni, Ira Moran si scopre molto sensibile allo spreco. “Aveva rinunciato all’unico sogno serio che avesse mai avuto. Non si può esser più spreconi di così”.
Poi ci sono i figli che crescono e i matrimoni che naufragono.
La Tyler racconta cose così; si chiamano Moran e vivono a Baltimora ma potrebbero anche chiamarsi Bianchi e vivere in un paesetto italico. Sarebbe più o meno la stessa cosa.
Forse in questo romanzo l’ha tirata un po’ troppo per lunghe; non lo molli ma si arranca.
Intanto, mi sono procurata Turista per caso, tra i romanzi più famosi della Tyler, e sin dalle prime pagine si capisce il perché di tanto successo. Tutto un altro ritmo. Dovrei aver visto il film ma ne ho un vago ricordo.
Ne riparleremo.

Lezioni di respiro, Anne Tyler
Ugo Guanda Editore, traduzione Luigi Schenoni.