giovedì 6 luglio 2017

Paesaggi contaminati, Martin Pollack

“Paesaggio”. Questo termine suscita in noi per lo più sentimenti positivi ed emozioni piacevoli, soprattutto quando pensiamo, in modo del tutto acritico, alle vaste distese di terra, prive di edifici e costruzioni che scopriamo durante le nostre escursioni e i nostri viaggi.


Inizia così questo piccolo reportage di Martin Pollack ed io annuisco, pensando alla sua Austria e ai miei tour estivi tra monti e laghetti alpini.
Mentalmente vedo i cumuli di spazzatura e l’incuria che deturpa i sentieri in cui andavo a correre da ragazzina e mi sembra sia quella l’unica contaminazione possibile. Paesaggi contaminati a causa dell’inquinamento, del nostro essere incivili. Sbagliato. Frutteti, cime verdeggianti con le mucchette al pascolo possono nascondere fosse comuni, luoghi di uccisioni di massa, massacri di cui devono essere cancellate tutte le tracce in modo che i morti restino senza nomi, senza identità, senza un punto in cui qualcuno possa recarsi per piangerne la scomparsa o recitare una preghiera. I paesaggi contaminati sono doppiamente contaminati dall’uomo: dai carnefici, che hanno esercitato la violenza nei confronti dei propri simili, uccidendoli in modo barbaro, e dalle vittime, che giacciono sotto i nostri piedi, in punti imprecisati, che devono essere cancellate dalla terra e dalla memoria collettiva.
Pollack, oltre a farci compiere un viaggio insolito e doloroso nell’Europa centrale e orientale del Ventesimo secolo, tra le fosse comuni di cui si è cercato di occultare ogni traccia, ci conduce nei frutteti della sua infanzia e nella fattoria dei nonni, ai piedi del Monte Grimming. Meraviglioso, vero? Già, solo che era il dicembre 1944, il padre di Martin Pollack era un nazista a capo di un commando speciale che conosceva bene l’arte di massacrare gli ebrei e poi gettarli sotto terra e Opsi, il nonno paterno dello scrittore austriaco, era un nazista antisemita, sebbene nonno amorevole e narratore di storie leggendarie.
Si resta disorientati nel percorrere la mappa dei paesaggi contaminati: l’Austria, la Slovacchia centrale, la Slovenia, la Romania, L’Ucraina. Che siano attivisti politici, oppositori del regime comunista, ebrei, rom…la terra sembra intrisa di sangue. Pollack cerca di scavare nel terreno per recuperare quelle storie, qualche volto, sottraendo all’oblio quelle vite che si è cercato di cancellare, come se non fossero mai esistite.    
Si chiude il libro e, come Martin Pollack nella sua biblioteca che affaccia sui frutteti, si comincia a guardare il paesaggio che ci circonda con occhi diversi.

Martin Pollack, Paesaggi contaminati (Kontaminierte Landschaften),

trad. dal tedesco Melissa Maggioni, Keller editore, 2016.

3 commenti:

  1. Mi obblighi di nuovo a complimentarti con te, per le tue recensioni... Sempre efficaci, brevi ma intense; mi segno sempre questi tuoi titoli e prima o poi li leggerò. Questi paesaggi contaminati suscitano brividi e si pensa immediatamente a quante zone contaminate ci circondano, un tempo le terre ora anche il mare in cui si continua a sguazzare. Tempi indefinibili - nel senso che abbiamo finito pure le parole che designano- i nostri. Brava, babalatalpa.

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    1. Reportage che fa riflettere su temi apparentemente banali, che poi forse così banali non sono. Mi è piaciuto molto lo stile di Martin Pollack, la capacità di mescolare la sua biografia (un passato con cui io non avrei fatto pace facilmente) con la storia dell'Europa. Lettura interessante.
      Tempi indefinibili i nostri, hai ragione.

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  2. Ciao! Complimenti per il tuo blog, così curato ed interessante! Da oggi ti seguirò volentieri :-)
    Non conosco il libro che hai consigliato, forse perché non sono una grande appassionata di reportage di viaggi (e, in generale, non amo troppo le avventure). La tua descrizione, però, mi ha incuriosito!

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