domenica 14 giugno 2020

Un’ombra ben presto sarai, Osvaldo Soriano


Un paio di anni fa, andai dal biblioterapeuta Vince Corso. Non sapevo cosa avessi, un misto di insoddisfazione, malinconia, confusione. Iniziavo duecento cose senza concluderne una. Arrivava la sera e io non avevo fatto che perdermi tra i pensieri. Il biblioterapeuta mi prescrisse Un’ombra ben presto sarai, dell’argentino Osvaldo Soriano. Mi disse che Soriano erano una specie di tachipirina: puoi prenderla per la febbre ma anche per un fastidioso mal di testa.
Non ascoltai il consiglio perché il titolo non mi sembrava di buon auspicio e Vince Corso non aveva menzionato le controindicazioni. Ad ogni modo, portai a casa il medicinale (edito da Einaudi, nella traduzione di Glauco Felici).
Me ne sono ricordata qualche giorno fa, mentre cercavo un buon rimedio per rimettere in ordine i miei pensieri. Al primo capitolo del libro trovo:
Prima che facesse buio mi ero messo a guardare una cartina perché non avevo idea di dove fossi […]
[…] così mi aveva detto il macchinista con cui avevo fatto il primo tratto a piedi, dopo che il treno ci aveva abbandonati in piena campagna. Gli altri passeggeri erano rimasti ad aspettare che venissero a cercarli, ma io […] avevo dato inizio al cammino.
Non sapevo dove stessi andando ma almeno volevo capire il senso del mio viaggio.

Come dire, se ti senti disorientata (nella vita, in generale), sin dalla prima pagina di Un’ombra ben presto sarai capisci d’essere in ottima compagnia.
Ho trascorso qualche giornata in un’Argentina surreale, con l’ingegnere, un informatico senza un soldo, pessimista incurabile che torna ragazzino ogni volta che vede un pallone; ho girato in Jaguar con un uomo tristissimo, dalla faccia dimenticabile, innamorato perso di una donna indimenticabile; ho ammirato un uomo grassissimo camminare sui fili elettrici di città fantasma, facendo acrobazie che mi hanno lasciato lì, a bocca aperta, da spellarsi le mani per gli applausi. 
Mi son fatta leggere le carte dalla cartomante Nadia; bella donna, viene da La Plata e sogna di trasferirsi in Brasile con il resto della famiglia. Non ce la farà mai se continua a farsi pagare con salami e torte al limone, però sostiene che anche così raggranella una discreta cifra. Non so come abbia fatto, eppure sapeva diverse cose del mio passato.
Calcolo delle probabilità, dice l’ingegnere pessimista in cerca del suo destino. Sarà. 
Intanto la sera si gioca a truco con personaggi improbabili e, chi ne ha ancora, scommette ricordi; quando non ne resta più nessuno, si passa alle illusioni.


Osvaldo Soriano, nato a Mar del Plata nel 1943, veniva chiamato dagli amici El Gordo. Sembra fosse un ottimista malinconico; ironico anche nelle situazioni più tragiche. In un’intervista di Paolo D’Agostini, all’osservazione “Allora Soriano non è un pessimista totale”, El Gordo rispose: “Io non sono pessimista: lo è il mondo”. Osservazione condivisibile, pronunciata da un uomo inserito nella lista nera di Videla e che, nel 1976, dovette raccogliere frettolosamente poche cose e scappare dall’Argentina. Aveva trovato rifugio a Bruxelles e poi, da rifugiato politico, si era trasferito a Parigi e successivamente in Italia.  
Amava il calcio e la letteratura; stando ai commenti di altri giornalisti e scrittori italiani, sapeva trovare la poesia nel pallone e trasformare una partita di calcio in un racconto straordinario. Fu un giornalista sportivo notevole.
A posteriori, ho trovato molti elementi biografici in Un’ombra ben presto sarai, romanzo dal quale Hector Olivéra trasse un film, sceneggiato dallo stesso Soriano (ma non ho ancora recuperato il film).
L’atmosfera che si respira nel romanzo è surreale e ho faticato un po’ ad entrare in una dimensione in cui ci si muove seguendo delle illusioni. È una lettura formidabile se non la si diluisce troppo nel tempo, altrimenti viene meno il ritmo della storia e se ne perde il senso.
Ah, no, non sono sicura che il farmaco abbia funzionato. Ma non mi aspetto che una sola compressa faccia miracoli.  

4 commenti:

  1. Mi segnerò questa tachipirina, è un momento ondivago

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  2. "Io non sono pessimista, lo è il mondo" è una frase ad effetto e, volendone disquisire, ha una valenza nichilista inquietante e disarmante.

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    1. Vero. Che poi, nel romanzo letto, sebbene diano tutti del "pessimista incurabile" al protagonista, a me non è sembrato tanto pessimista. Lo è il mondo...

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