martedì 5 settembre 2017

Alto Adige in bicicletta – Merano, Val Venosta, Vipiteno



Merano

Da non ciclista ci sono delle cose a cui non ho mai pensato, tipo al divieto di usare il cellulare mentre si pedala. In Alto Adige è vietato; e siccome gli altoatesini sono persone educate, vietano ma ringraziano per il contributo che dai a favore della sicurezza stradale. In barba al codice della strada, però, ho appreso che si può pedalare e contemporaneamente mangiare una brioche o fumare una sigaretta. Abilità che non ho avuto il coraggio di testare, io che non riesco neppure a bere pedalando.
Prima di partire, un amico mi disse che mi sarei annoiata in mezzo a tutti quei meleti. L’amico non sapeva che i frutteti sono pericolosi luoghi di perdizione, non a caso sono disseminati di cartelli in cui si ammonisce che il furto di mele costituisce reato.


E qui è dove il coniuge, stanco di sentire la litania della moglie – Uh!, guarda che belle mele! Mature al punto giusto – commise il reato. Ben due mele rosse. 
In compenso, però, siam tornati a casa senza lordare alcun giardino.


È vero: abbiamo fotografato tanti divieti e c’abbiamo scherzato su parecchio. Invidia. Invidia nel vedere luoghi così verdi, cittadine senza cumuli di rifiuti, auto che si fermano in prossimità delle strisce pedonali, capotreni che verificano la perfetta chiusura delle porte molto prima che il treno parta (lì, poi, mi sono commossa). Piccoli gesti di civiltà che forse dovrebbero essere normali, ma a me sembrano sempre eventi straordinari.


Per arrivare a Merano da Bolzano c’erano state fornite due opzioni: la ciclabile dell’Adige (corta, pianeggiante e ben segnalata) o un percorso che attraversa i paesini. Quindi, perché limitarsi a 35 chilometri pianeggianti quando ne puoi fare una cinquantina, perdendoti a destra e manca?

Merano
Non è un caso che Merano venga definita la perla dell’Alto Adige. Basta fermarsi qualche minuto su uno dei ponti che attraversano il Passirio per innamorarsene. 
A dimensione d'uomo, circondata dai monti, mescola il fascino del passato (meraviglioso il Ponte romano, si torna indietro nel tempo percorrendo i giardini di Sissi, le passeggiate Gilf e Tappeneir) con il moderno concetto di wellness. Non ho sperimentato le terme (sigh!), ma dall’esterno l’hotel Terme non ha il sapore malinconico dei soggiorni dell’epoca di Sissi. Tutt’altro.
Forse è quel verde, quell’acqua, quel cielo azzurro a rendere così allegre le persone che passeggiano leccando un gelato (no, non buoni come quelli di Bressanone). O probabilmente, come suggerisce il coniuge, è la presenza della birra Forst a mettere di buonumore. Non siamo andati a visitare lo stabilimento, ma non s’è potuto fare a meno di cenare alla Forsterbraü, luogo in cui ordinare acqua è commettere sacrilegio. E dopo un ottimo pasto, non riuscendo a star lontana dalle biblioteche neppure in vacanza, siamo andati all'incontro con Marcello Fois, organizzato dalla Biblioteca civica di Merano. 



La Val Venosta
La pedalata in Val Venosta, da Malles a Merano, è da set cinematografico. Lasciandosi alle spalle Malles ci si trova immersi nel verde, qualche campanile che spunta in lontananza, i resti dello sbarramento militare facenti parte del Vallo Alpino, l’Adige e l’inevitabile sosta dinanzi alle mura fortificate di Glorenza, il comune più piccino dell’Alto Adige. Un caffè in Piazza del Mercato mentre un mini trattore, con balla di fieno al seguito, attraversa la città. Uno di quei borghi il cui fascino è racchiuso tra i torrioni difensivi, le facciate delle case padronali e i portici del XIII secolo. Una magia che le parole non riescono a spiegare.

Glorenza

Il tour nel regno delle mele e dello yogurt non poteva che concludersi a Vipiteno. Appena il tempo di una fetta di strudel circondati dalle casette colorate e arriva la pioggia. 
Percorriamo i chilometri che ci riportano a Bressanone senza ulteriori soste ma va bene ugualmente: mi sarebbe dispiaciuto tornar a casa senza aver sperimentato l’ebrezza del cielo scuro e l’assenza di una qualsiasi forma di riparo.

Ritorno a Brixen

La Baba riflette:

L’Alto Adige non è il Trentino. Una banalità per chi conosce bene il territorio, ma non per me, che per anni mi son ostinata a dire “Trentino” pensando fosse un tutt’uno. Mi stupisce essere in Italia e vedere le indicazioni riportate prima in tedesco e poi in italiano; arrivare in hotel ed essere salutata in tedesco da una fanciulla che si scusa per non conoscere bene l’italiano (e non lo conosce affatto, visto che dopo un po’, per farsi capire, inizia a parlare in inglese). Mi stupisce esser in Italia e non sentirmi in Italia. Non è una critica, solo un dato di fatto. Alla fine di questa settimana mi è capitato di dire: “Pensa che bello se anche in Italia ci fosse la stessa abitudine nel…” e vedere il coniuge con gli occhi al cielo. “Guarda che ci sei già in Italia”.


Abbazia di Novacella
Ho scoperto un nuovo modo di viaggiare. Mi sono stupita nell’ascoltare una coppia di australiani (molto più anziani della sottoscritta) al loro undicesimo viaggio in Europa: Francia in bici, Danubio in bici, Olanda in bici, Croazia in bici… Non c’è un altro modo per visitare l’Europa.
Forse hanno ragione loro.

Glorenza
La Baba consiglia:

A Merano abbiamo dormito all’Hotel Flora. Stanza con vista sul Passirio. Estremamente rilassante.
Se hai deciso di uscire dal tunnel della birra, non fermarti a Merano: la Forst ti perseguita. Cenare alla Fortsterbraü dopo una giornata in bici è un piacere a cui potresti anche rinunciare. Ma sarebbe un peccato.   






8 commenti:

  1. Dunque è proprio così: in Alto Adige l'italiano non si parla (non si pensa) in italiano. Stessa tua sensazione:)

    (hai pedalato anche sotto la pioggia?)

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    1. Ho pedalato anche sotto la pioggia, ma era poca roba. Qualche goccia, niente di eroico.

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  2. A Forst però bisogna cenare nel ristorante interno e non nel biergarten perché la cucina interna è nettamente superiore. Ci sono birrifici artigianali per esempio a
    Lana con birre più corpose e gustosr della Forst.
    A 70 dalla fine della guerra e vivendo lì parte del mio tempo posso affermare che l'Alto Adige/Südtirol ha perso la sua chance di essere una regione bilingue, i bimbi altoatesini, che in Europa avrebbero potuto avere una marcia in più sono, per ragioni politiche, a volte perfino svantaggiati rispetto al resto dei coetanei italiani

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    1. Infatti è colpa mia: avrei dovuto chiederti un paio di consigli, perbacco! Il prepartenza è stato piuttosto caotico per problemi lavorativi (quando mai!) e non mi sono informata a dovere. Niente, mi toccherà tornare per portare il coniuge a Lana. Non vedo altre soluzioni.

      Molto interessante ciò che dici rispetto al bilinguismo. Da visitatore occasionale si ha una rappresentazione parziale della realtà e non si pensa all’occasione mancata ma a quella sorta di rifiuto nel voler abbracciare entrambe le culture. La realtà è sempre più complessa della sensazione che si porta a casa da un breve viaggio. Una ragione in più per approfondire e tornare.

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  3. Eh niente. Vorrei pormi politicamente corretta e stare sul vago, ma non mi viene.
    Per costituzione e tempra, pur essendo da generazioni nordica nordica (confino con Austria e Slovenia), mal tollero questo tendere alla perfezione. E lo vedi pure nella loro urbanistica/architettura che sognano di costruire città di Lego dagli incroci a perpendicolo.
    Mi sento decisamente più sicula, se mai dovessi scegliere...

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    1. La nordica sicula mi mancava! Vedo già una coppia perfetta con il mio caro amico siculo nordico, montanaro appassionato.
      Io mal tollero la disorganizzazione e la pessima gestione di Roma e comuni limitrofi (non è un luogo comune, è proprio così). Quindi, dovendo/potendo scegliere, preferirei tendere al perfezionismo, sebbene mi preoccupino le perversioni che il perfezionismo nasconde.

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    2. Brava. Perversioni. Che parola perfetta.

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  4. Non eri esattamente lì, ma visto che hai parlato di mele e di tutela ambientale ti segnalo questo:

    http://www.italiafruit.net/28764/In_Diretta_da/La_mela..._nella_roccia%3A_10_mila_tonnellate_nella_montagna_trentina_%5BFOTO%5D_

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