venerdì 15 luglio 2016

La lettrice scomparsa, Fabio Stassi



Cominciavo ad annaspare nelle vite ingarbugliate dei Lambert. Ci sarebbe stato un viaggio in treno per Bologna e il desiderio di tirare il fiato e di mettere da parte i condizionamenti derivanti dalla famiglia, il paesello, l’educazione impartita dai genitori, i “non si fa”. Basta Franzen, almeno per il weekend. 
Ho infilato nello zaino La lettrice scomparsa di Fabio Stassi e sono uscita.
Copia della Biblioteca comunale di Genzano
Mi sono invaghita del lettore Stassi un paio di anni fa. Presentava un libro altrui (neanche ricordo più chi fosse l’autore) ma no, non mi sembrava di essere ad una presentazione. Era un continuo rimando ad altri libri, altre storie, altri mondi. Un invito alla lettura come sostegno per affrontare la vita. Sarebbe stato bello, pensai, potergli telefonare quelle volte in cui avrei voluto qualcuno che mi dicesse: “Ecco, questo è il libro che fa per te in questo momento”.
Ma voi ci andreste da un biblioterapeuta? Io che ho un’attenta gestione delle mie finanze per tutto, eccezion fatta per libri e viaggi (ma va!?), quattro soldi da un biblioterapeuta probabilmente li spenderei. Fosse altro per appagare la curiosità di una diagnosi diversa da “è lo stress”, e di una prescrizione che non si chiami omeprazolo.
Immagino un biblioterapeuta come Vince Corso, apparentemente un perdente, nonostante il nome. Quarantacinquenne, insegnante di lettere in attesa che la Scuola decida se assumerlo o licenziarlo definitivamente, compilatore seriale di schede di lettura e personaggi amati, vita sentimentale a brandelli e un inutile diploma di counselor della rigenerazione esistenziale. Lo vorrei esattamente così il mio biblioterapeuta, con l’aria malinconica e uno studio in un sottotetto di via Merulana a Roma (ogni riferimento a Gadda è puramente casuale).
Vorrei che mettesse sul piatto Jacques Brel e Dalida, senza le interruzioni pubblicitarie di Spotify, e che mi consigliasse improbabili rimedi letterari che non curerebbero un tubo, ma mi farebbero dimenticare il mio malessere (qualunque sia) almeno fino alla fine del romanzo.
Gliela pagherei volentieri la parcella a Vince Corso per farmi somministrare Festa mobile e Wakefield (un racconto di Nathaniel Hawthorne) o Purgatorio (di Tomás Eloy Martínez).
Lo vorrei anche un po’ detective questo biblioterapeuta. Un detective per finta, di quelli che prendono a pretesto la scomparsa di una donna, lettrice, solo per continuare a giocare con i romanzi e per rifugiarsi ancora una volta nelle parole, quando non si intravede altro rimedio per maneggiare una vita divenuta troppo arida.
Chiudo La lettrice scomparsa e sono grata a Vince Corso per la lista delle prossime letture. Chissà se mi guariranno. La parcella, comunque, è stata modesta.  

Fabio Stassi, La lettrice scomparsa, Sellerio editore Palermo, La memoria, 2016.

8 commenti:

  1. Certo che un personaggio come Corso è intrigante, ma da quanto scrivi lo è anche il suo ideatore. Da qui il dubbio che siano la stessa persona, dubbio che sembra sfociare in una quasi certezza è dunque ancor più allettante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se nei tuoi pellegrinaggi letterari, dovessi imbatterti in una presentazione avente come relatore Stassi, fermati. Anche solo per curiosità. Non ha la spocchia di certi critici/giornalisti culturali. È un lettore, un bibliotecario, un innamorato della letteratura. E si percepisce subito. Non conosco i libri precedenti di Stassi, ma queste pagine fanno venire una gran voglia di ritirarsi a leggere.

      Elimina
  2. Senti un po' biblioterapeutofila, vuoi raccontarci un po' del tuo rapporto con lettura e scrittura? Passa da me

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Niente catene ma giocare con i libri mette di buonumore! Grazie per l'invito.

      Elimina
  3. Ah, la biblioterapia! Quante volte un libro mi ha aiutata a uscire da un momentaccio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molto meglio dell'omeprazolo e farmaci vari!!

      Elimina
  4. Un libro molto bello, anche se ho decisamente preferito L'ultimo ballo di Charlot, che ti consiglio vivamente di leggere se hai amato la prosa di Stassi e se hai colto - come è evidente - la genuinità del suo carattere e della sua passione per l'universo dei libri e delle parole. Buone letture! Cristina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Seguirò sicuramente il tuo consiglio.

      Elimina

Il tuo commento sarà visibile dopo l'approvazione.