C’è stato un momento della mia vita in cui ho iniziato a spender
soldi per mini corsi di editoria. In genere si svolgono nel weekend, spesso
sono un modo per alimentare le magre casse delle piccole case editrici e delle
agenzie letterarie, nonché le illusioni di neo laureati disoccupati. Non ho una
formazione umanistica, ho scoperto il mondo del libro e dell’editoria
relativamente tardi (quando già avevo trovato un modo per pagare l’affitto), epperò
mi ero fissata sul mestiere dell’editor. Tutta colpa di Grazia Cherchi e dei suoi articoli racchiusi in Scompartimento per lettori e taciturni,
pubblicato da Feltrinelli nel lontano 1997, scomparso dagli scaffali per anni,
e ora felicemente ripubblicato da minimum fax.
Io mi ci imbattei per caso in biblioteca. Non avevo la più
pallida idea di chi fosse Grazia Cherchi, né sapevo cosa facesse un editor: mi incuriosì
il titolo. Non era un libro di viaggi, anzi, la annoiavano i diari e i racconti
di viaggio. Però, come tutti i lettori avvezzi all’uso dei mezzi pubblici, Grazia Cherchi sognava
treni in cui avrebbe permesso una sola domanda a spezzare il silenzio: Scusi lei, cosa sta leggendo? Poi, nulla.
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Grazia Cherchi con Bellocchio e Fofi. Foto di Vincenzo Cottinelli |
Grazia Cherchi è stata l’Editor. Lettrice formidabile, disciplinata,
caparbia, affrancata da ogni vincolo con le case editrici per sentirsi libera
di stroncare o applaudire, nemica del mercato dei premi e delle classifiche.
Personalmente, fare l’editing è il lavoro che preferisco in
campo editoriale. Al punto che, qualche anno fa, mi capitò di chiedere
consiglio al grande Erich Linder: cosa sarebbe successo se mi fossi dedicata
solo all’editing? “Non avrebbe di che campare”, mi rispose Linder, ricordandomi
che da noi, a differenza che nei paesi anglosassoni, l’editing non è una prassi
ma un’eccezione. In pochi anni la situazione è visibilmente peggiorata, dato il
progressivo disamoramento per i libri da parte di chi li fa e il sempre minor
numero di persone che vi si dedicano con diligenza e passione.
(Grazia Cherchi, 1987, Panorama)
Ho frequentato qualche corso editoriale vagheggiando d’incontrare
una Grazia Cherchi dei nostri giorni. Ma se fosse stata ancora in vita, temo li
avrebbe ritenuti una perdita di tempo. Ci avrebbe spediti tutti a casa a leggere,
evitando il best seller del momento.
Non faccio il negro, cioè, non riscrivo, ma mi dedico a un libro
solo se mi piace e posso rispettarne l’impianto stilistico e narrativo, e cioè
se ritengo che dietro vi sia uno scrittore. È un lavoro che mi ha sempre
appassionato.
(intervistata da Mirella Serri, Ttl de La Stampa, 19 febbraio
1994)
Leggeva in media sette-otto libri a settimana; amava la narrativa, le biografie e la saggistica, che considerava un settore della narrativa; riceveva centinaia di libri in omaggio dalle case editrici e, dopo averli letti, li selezionava, distribuendoli agli amici, in base a gusti e personalità di ciascuno, senza scrivere dediche.
Se fosse stata viva oggi, avrebbe avuto ottant’anni e, credo, avrebbe continuato a lavorare e leggere instancabilmente.
Qui il tempo è orribile,
il che mi permette di non fare mai vita da spiaggia (che detesto), e di leggere
un libro al giorno (oh profetica anima mia: mi sono portata con me una valigia di libri), per il resto:
giornate bianche. Ho letto un romanzo che le consiglio caldamente (se riesce a
mollare un po’ i protestanti): Mia madre
Lizzie di E. Dahlberg (Einaudi).
(A proposito di libri,
scrive:«…la lettura di molti libri è tanto faticosa quanto il lavoro di
scriverli, e non è detto che né una cosa né l’altra ci facciano meno noiosi nei
confronti del prossimo»). Cerchi di vincere la sua ligure parsimoniosità e lo
acquisti.
Grazia Cherchi, lettera a Giovanni Giudici, agosto 1966
In rete si trova un approfondimento curato da Oblique
sulla figura di Grazia Cherchi qui.
Sull’Indice on line, invece, c’è un bel ritratto dell’intellettuale armata di sigaretta, matita e carta.
Tempra di lettrice 🙂
RispondiEliminaBrava, babalatalpa, a ricordare questa bella figura di intellettuale. Io-data l' età- diversi articoli li avevo letti direttamente su " Quaderni piacentini" o su quotidiani con cui lei collaborava. Giusto riparlare di lei, richiamando alla mente altri modi di fare critica, ormai rari. Ciao.
RispondiEliminaIl vantaggio d'esser nata qualche anno prima di me. Vista con gli occhi di oggi l'editoria di ieri sembrava più tenace, mitica, nessun timore d'esser controcorrente. Ma forse è solo la nostra tendenza ad idealizzare il passato. Chissà...
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