venerdì 14 aprile 2017

Gilgi, una di noi. Irmgard Keun

Gilgi, cara,
come diamine t’è venuto in mente di sparire da un giorno all’altro da Colonia? Una ragazza come te, metodica, disciplinata, flessioni tutte le mattine, doccia fredda, una tazza di caffè, un panino con un velo di burro e via al lavoro. Una come te, una di noi, così, su due piedi, prendere un treno per Berlino! Perché Gilgi? Andartene, posso capirlo, ma non in questo modo.

Qualche giorno fa, ero sul lungo Reno a rimuginare sulle sventure dell’ultimo periodo e a ripetermi che ho bisogno di gente allegra, tutto questo pessimismo non mi porterà da nessuna parte; devo incontrare Gilgi, parlare con lei mi aiuterà. Alzo lo sguardo e intravedo tua mamma, stanca come tutte le volte che arrivano i cari parenti. Quell’oca di tua cugina è insieme alla figlia dei Becker, quella fidanzata con una Mercedes-Benz, e pontifica sulla grandezza del duomo di Colonia. Sempre più acuta la ragazza. 
Per farla breve, chiedo tue notizie alla signora Kron. Impacciata, sguardo basso: «Ah signorina, mia figlia non vive più con noi. Come, non lo sapeva? Tutti i nostri sacrifici, tutto il nostro amore. Temo abbia fatto qualcosa di sconveniente. Non riesco a capacitarmene. Se la incontra, le dice di passare a salutarci? Convincerò mio marito a non fare la voce grossa.»
In ufficio dicono che non troveranno più una stenotipista brava come te; il capo ha commesso un errore, è sempre più pallido e pieno di pensieri. Dobbiamo risparmiare, dobbiamo risparmiare. E taglia uno stipendio dopo l’altro. Ma nessuno sa dove tu sia finita.
Non mi resta che bussare alla porta di Pit. Ho ascoltato la solita solfa sul socialismo e su come tutto dovrà cambiare; poi la storia del paragrafo 218 conto l’aborto che dovrebbe esser stato abrogato già da un pezzo e poi…zac! L’ho messo all’angolo. Non è stato facile estorcere il tuo nuovo indirizzo, non c’è stato verso di scucirgli neppure una parola sul perché della tua fuga. È colpa di un uomo? Qualcuno ha stravolto la sistematica organizzazione della tua vita? Improbabile. Però ho capito che stai bene. «Quella maledetta ragazzina ha una volontà di ferro, riuscirà a cavarsela sempre». Se lo dice Pit…
Gilgi, l’aria di Colonia mi sta ingrigendo; davvero, non sopporto più quest’ordine, questa tensione. Ho conosciuto un tipo strambo, uno spiantato senza un marco in tasca, un disorganizzato, uno di quei personaggi con cui tu non usciresti mai. Però è allegro, divertente; Martin ha girato mezzo mondo, è stato perfino in Congo. Gilgi, m’è venuta una smania di fare le valigie e andar via. Voglio guardarmi intorno anch’io; mi fermo qualche giorno a Berlino prima di andare in Francia. Mi ospiti? Ho tante cose da raccontarti.

Aspetto tue.

Trad. Annalisa Pezzola, L’orma editore, 2016

Qui trovate una recensione vera.
Qui il punto di vista degli amici russi.

3 commenti:

  1. Quando la trovi fai un fischio, ché ci devo far dire parole anch'io!

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  2. A Colonia non c'è la Sciarelli, è chiaro

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    1. No, guarda, ho finalmente capito il senso del servizio pubblico...

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