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Le train dans la neige, Claude Monet |
La programmazione delle letture per il gdl della biblioteca mi manda
spesso in crisi. I primi tempi mi sembrava tutto più semplice: eravamo poche
persone, non ci conoscevamo, mi bastava verificare che il circuito
bibliotecario disponesse di un numero adeguato di copie dei titoli che più
avevo amato nel corso degli anni e il grosso del lavoro era fatto. Poi il
gruppo si è allargato, le copie sono diminuite, ho iniziato a capire gusti e
interessi delle partecipanti assidue e oggi, quando propongo un titolo, so già
chi lo apprezzerà e chi lo boccerà senza possibilità di salvezza. Allora, per
rendere gli incontri più stimolanti e meno prevedibili, ho previsto delle
letture a tema. Scelgo un argomento, butto giù una bibliografia che includa sia
titoli poco noti, più sperimentali sia romanzi rassicuranti e spesso la
discussione prende direzioni inaspettate.
Il tema lo scelgo ascoltando i messaggi che mi invia il Caso. Questa
volta a indicarmi la via sono stati la mostra Orient Express & Cie, una
presentazione di Fabio Stassi, i lunghi vocali con la mia amica Nela San, i
treni regionali. Di romanzi ambientati in treno o in cui i treni e i viaggi in
treno svolgano una parte importante ce n’è un’infinità. Proporre una
bibliografia è stato semplicissimo (qualora ve lo stiate chiedendo, ho
prontamente cassato La ragazza del treno).
La lista comprendeva, tra gli altri, Il treno per Istanbul, La Sonata a
Kreutzer, Treni strettamente sorvegliati, Cuccette per signora, L’Italia in
seconda classe, Tokyo Express… Io ne ho approfittato per leggere un romanzo di
Graham Greene e uno di Fabio Stassi.
Il treno per Istanbul di
Graham Greene, traduzione di Alessandro Carrera, Sellerio editore.
Di Graham Greene, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e agente segreto
britannico, devo aver letto Il nostro
agente all’Avana mille anni fa. Non ricordo assolutamente nulla della trama
ma ho il ricordo di una lettura estiva piacevole. E poiché il sottotitolo di Stamboul Train è “Un divertimento”, mi
aspettavo di leggere un romanzo spensierato, dal ritmo veloce e un po’ mistery,
che mi portasse da Ostenda alla Turchia in compagnia di personaggi strampalati.
“Con Il treno per Istanbul,
per la prima e ultima volta nella mia vita mi proposi deliberatamente di
scrivere un libro che incontrasse i gusti del pubblico e da cui, fortuna aiutando,
si potesse ricavare un film. Il demonio protegge i suoi e entrambi gli scopi
venere raggiunti, benché all’epoca i diritti cinematografici apparissero un
sogno improbabile; infatti, prima che potessi finire il libro, Marlene Dietrich
era apparsa in Shangai Express, gli inglesi avevano realizzato Rome Express, e
perfino i russi si erano fatti la loro pellicola ferroviaria: Turkish. Il mio
film giunse buon ultimo e fu di gran lunga il peggiore […]” scrive lo stesso Greene
nell’introduzione al romanzo nell’edizione del 1974.
Non ho visto il film che ne è stato tratto ma, a lettura ultimata, ho
trovato Il treno per Istanbul meno spensierato di quanto mi aspettassi. Greene
ci fa salire sull’Orient Express ad Ostenda insieme a una ballerina inglese dal
viso insignificante e dal corpo esile, diretta a Costantinopoli per lavoro, a un
misterioso insegnante inglese che si rivelerà essere tutt’altra persona, a un
ricco commerciante ebreo, a un romanziere insulso; successivamente saliranno
una giornalista dedita all’alcol con la sua bella dama di compagnia e un
farabutto.
I ragazzi che vendevano i giornali gridavano e una fila fatta di uomini
rigidi e composti, vestiti di panno nero, e di donne in velo nero aspettava
lungo il marciapiede; senza mostrare interesse, come una folla di estranei
decorosi a un funerale, guardavano i vagoni di prima classe passar loro
davanti, Ostenda-Colonia-Vienna-Belgrado-Istanbul, e la carrozza diretta ad
Atene. Poi, con le loro borse a rete e i loro figli, salirono sui vagoni di
coda, diretti forse a Pepinster o a Verviers, un venticinque chilometri più
avanti.
Greene, che nel 1932, anno di pubblicazione del romanzo, non aveva mai preso un treno per Istanbul e che si era spinto solo fino a Colonia, riesce a trasportarci nell’atmosfera del periodo, facendoci sostare in luoghi che credevo frutto di fantasia, come Subotica. Ho poi scoperto che Subotica è una ridente cittadina serba al confine con l’Ungheria e distante una decina di chilometri dalla Romania.
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Subotica (Fonte Touring Club) |
Il treno per
Istanbul non è un divertimento perché Greene non si limita a condurci nelle
storie individuali di personaggi cinici e disillusi ma riesce anche a
riprodurre il clima di incertezza e tensione dell’Europa tra le due guerre;
quell’atmosfera in cui un gesto sbadato, una parola di troppo, un naso troppo
adunco possono scatenare una rissa, far sorgere un sospetto, evocare l’incubo
dei pogrom e il pericolo dei rossi che creano disordini in città come Belgrado.
Un romanzo interessante che mi ha portato a scoprire la composizione di
Pacific 231 dello svizzero Arthur Honnegger, un altro appassionato di treni.
Notturno francese di Fabio Stassi, Sellerio editore.
Il mese scorso sono andata con una coppia di amici ad ascoltare la
presentazione dell’ultimo libro di Stassi in una bella libreria nel quartiere
Trieste a Roma. Io voglio bene a Fabio Stassi, credo di averlo ribadito più
volte, per quell’atteggiamento impacciato, quel sorriso timido e la capacità di
raccontare aneddoti e libri altrui. Anche quando il protagonista dell’incontro
dovrebbe essere lui e un suo libro, non fa che parlare dei libri degli altri.
Quel pomeriggio, per dire, mentre su Roma si scatenava il diluvio, lui ha tirato
fuori dallo zainetto una copia della Colonna infame del Manzoni e un volume di
John Berger e Jean Mohr appena pubblicato dai tipi del Saggiatore, che ho
prontamente acquistato prima di uscire dalla libreria.
Insomma, Stassi lo amo più per i libri che mi consiglia che per i suoi.
Tant’è che non avevo in programma di leggere Notturno francese. Però è successo che pochi giorni fa abbia
riletto Sostiene Pereira e Notturno indiano.
Antonio Tabucchi + treni = Fabio Stassi.
È bello quest’ultimo libretto di Stassi in cui ritroviamo il
biblioterapeuta Vince Corso (ma può essere letto autonomamente dai volumi
precedenti aventi lo stesso protagonista), troviamo Tabucchi ma anche
tantissimi riferimenti letterari: da Han Kang a Simenon, l’immancabile Soriano,
la Marsiglia di Izzo, Il castello di If, Il cimitero marino di Paul Valéry.
Nella stazione di Roma Termini, Vince Corso sale su un treno sbagliato e
un momento di distrazione si trasforma in un viaggio di ricerca che lo porterà
a restare su quel treno sbagliato e a prenderne altri nelle ore successive. Un
assurdo viaggio alla ricerca di un padre di cui Vince Corso non sa nulla,
neppure il nome, e a cui da 5 anni spedisce cartoline all’unico indirizzo in
cui potrebbero conoscerlo: l’hotel Le Negresco sulla Promenade des Anglais
in Costa Azzurra.
Notturno
francese si legge in poco più di un’ora e
lascia addosso la consueta malinconia che caratterizza la scorrevole scrittura
di Stassi. Lascia anche una lista di libri da leggere o rileggere e musica da
ascoltare. Sicché, non posso che continuare a volergli bene.