giovedì 29 novembre 2012

La sensazione che la vita dovesse ancora arrivare


“Lasciava tante volte che le cose che non aveva le facessero un male così grande da scordarsi il resto, quello che di bello e intenso aveva la sua vita. E non se lo perdonava, ché sapeva che bisognava invece essere felici per quello che si ha, e il contrario è offesa per le persone che davvero stanno male”.    
Paola Soriga, Dove finisce Roma – Einaudi Stile Libero.

Io è da un po’ di giorni che mi sento così. Solo che Paola Soriga lo sa dire meglio di me.
Poi dice pure:
“Aveva in fondo in fondo però anche sempre una fiducia, nelle cose che poi sarebbero arrivate”.
In fondo in fondo ce l’ho pur’io quella fiducia, solo che ho paura che se non faccio nulla quelle cose non arrivano. E mi riprende quello straniamento con il corpo qui e la testa un po’ nel passato un po’ nel domani.

“Certi giorni li passava interi ad aspettare, la sensazione che la vita dovesse ancora arrivare”.

10 commenti:

  1. Come conosco questa sensazione! e come la esprime bene Soriga. So che non bisognerebbe lamentarsi di fronte ai grandi problemi del mondo, però ogni tanto anche queste situazioni, di per sé piccole, possono fare un gran male.
    Coraggio, spero vedrai presto la vita con le lenti rosa:-)

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    1. Perché poi, se te lo chiedono, ti vergogni anche un po’ a dire cosa c’è che non va. Dico, uno che è in salute e ha un lavoro, come può, oggi, spiegare le proprie inquietudini? Vieni guardato con un misto di incredulità e derisione. Eppure…
      E mi sa che non sono la sola ad essere inquieta, n’è vero Mirtilla?

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  2. Pugno allo stomaco.
    Accidenti.

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    1. È un bel libro, Gioia. L’ho iniziato ieri sera e mi son detta «Proprio brava questa qui!»
      Paola Soriga ha 30 anni ed un fratello (scrittore) un po’ più noto di lei. Avendo diversi amici sardi, finisce sempre che mi ritrovi in mano un libro di qualche scrittore isolano e nell’aria un «É bellissimo. Devi leggerlo!».
      Confesso che “Sardinia blues”, scritto dal di lei fratello, non mi aveva entusiasmato granché. “Dove finisce Roma”, invece, promette molto bene.

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  3. Non l'ho letto, ma credo che lo farò. Ci sentiamo spesso così, ma penso che sia la vita. Non è sempre facile vedere il bello...

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    1. E hai ragione tu, Giulia, che i momenti bui si vedono più di quelli radiosi; buffo no?
      È un libro che si legge velocemente. Ho trovato interessante lo stile ed anche l’ambientazione del romanzo.

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  4. Credo che tu abbia colto, in pieno, quello che accade a molti di noi. Siamo ingessati ma ciò è dovuto anche al fatto che mai come adesso è attuale il verso: di doman non v'e' certezza, mentre, nel passato di ognuno di noi le certezze sono tutte li' presenti, ovvero il nostro vissuto.
    Bye&besos

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    1. Solo che, a volte, sono così tante le cose del passato che vorrei poter modificare. E loro restano rigide, impassibili, immodificabili.
      Un abbraccio amica cara.

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  5. Mah! La mia considerazione rischia di essere estemporanea e /o banale. Ciò che mi capita o ciò che sento modifica la mia percezione delle cose? E dipende da me o dagli altri ciò che mi succede, che sento, che voglio ? Ho paura che tutta l'esistenza si risolva in un punto di domanda...:)

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    1. Basta spostare il punto di vista e cambia tutto. Sarà pure banale, ma la tua considerazione è perfetta. E il punto di domanda finale immenso e senza risposta.

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