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venerdì 10 giugno 2016

Ne parliamo in biblioteca



Fino a qualche tempo fa, Ciampino per me non era altro che un aeroporto. E pure un po’ sfigato. Un bel giorno il mio capo decise di trasferirvi la sede operativa dell’attività, e allora scoprii che Ciampino godeva di una zona industriale, una stazione ferroviaria, un numero improponibile di bar, parrucchieri e centri estetici. Risolto il problema del caffè e della ceretta, cercai una libreria, ma trovai solo cartolibrerie che vivono di scolastica e della vendita di due best-seller a Natale. 
L’unica ancora di salvezza restava la biblioteca. La trovai a due passi dalla stazione: una gioia per qualsiasi pendolare. Entrai trafelata (condizione tipica del pendolare): i pochi tavoli erano tutti occupati da studenti universitari con la classica espressione del non ce la farò mai a finire il programma per il primo appello. C’era uno spazio per i più piccoli, una minuscola zona “novità”, un paio di postazioni internet e il bancone dei bibliotecari; ma la biblioteca vera e propria, quella con scaffali e libri tra cui curiosare, dov'era? Successivamente mi avrebbero spiegato che la biblioteca era (ed è tuttora) ospite dei locali del Comune, in paziente attesa di idonea sistemazione. 

Presto, Ciampino ha smesso d’essere la città in cui lavoro, per trasformarsi nella sede della mia biblioteca di fiducia. Una boccata d’ossigeno nelle giornate in cui l’ufficio ti avvilisce troppo (e lo so che bisognerebbe benedire ogni momento il fatto di avercelo un lavoro. Ma sognare di reinventarsi una vita non è mica un delitto!); quattro chiacchiere con gli amici bibliotecari prima di prendere il treno, la condivisione di un episodio divertente, un libro e un dvd da mettere in borsa e scappare.
Rifletto su quanto sia cambiato negli anni il mio rapporto con le biblioteche. Continuo a prendere libri in prestito, ma si è acutizzata la smania del possesso: se mi piacciono devo acquistarli per sottolinearli, annotarli, stropicciarli, prestarli e lamentarmi del fatto che non torneranno mai indietro. La biblioteca resta il luogo prediletto per leggiucchiare libri di cui ho sentito parlare ma di cui non sono tanto convinta; spesso, inoltre, offre chicche introvabili in commercio (perché talvolta gli editori son troppo presi dalle novità per ripubblicare cose belle del passato).
Nella mia vita “adulta”, mi piace pensare alla biblioteca come centro di aggregazione e scambio di idee, uno spazio in cui concedersi una pausa per non venir ingoiati dalla frenesia dei giorni. E mi spiace vedere che, nella maggior parte dei casi, la biblioteca altro non sia che una sala studio per universitari. Funzione imprescindibile, perché un ragazzo dovrà pur aver un luogo in cui studiare; ma non può essere solo questo.
Con gli amici bibliotecari abbiamo affrontato più volte il tema di quale sia il ruolo della biblioteca oggi, insieme a quello della scarsità delle risorse economiche, della difficoltà d’inventarsi qualcosa in un territorio che viene visto come zona di passaggio, periferia della periferia della Capitale. E abbiamo deciso che era arrivato il momento di smetterla con le lagne e provar a far qualcosa. Un gruppo di lettura, ad esempio. Idea antica e inflazionata, eppure innovativa se in quel luogo non è mai stata sperimentata in passato.
Iniziamo con un incontro conoscitivo giovedì 16 giugno, alle ore 18.00.
Come nei migliori gruppi di lettura, non permetteremo ad alcun professore di salire in cattedra, ci confronteremo e saremo pronti ad accapigliarci pur di difendere il libro amato. 
Chi viene?


3 commenti:

  1. Sì ma cosa si legge questa settimana?

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    1. Questa settimana, my dear, più che leggere ci si conosce, ci si conta e si condividono un paio di regole essenziali. Poi, naturalmente, si porta a casa un libro da leggere per il mese successivo.
      Inizieremo con la narrativa americana contemporanea e metteremo ai voti Revolutionary road e Le correzioni. Quindi, potrò dirti quale libro è stato scelto solo giovedì sera, dopo il primo incontro.

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    2. A proposito, tu quale sceglieresti?

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